La scuola che vorrei

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CHE SCUOLA SOGNATE PER I VOSTRI FIGLI?

Una mamma la sogna così, fateci sapere la scuola che voi vorreste.

La scuola che vorrei parte dai bisogni del bambino, lo osserva, lo lascia libero in un ambiente preparato con scrupolosa cura dalla mano amorevole di un’insegnante che fa il suo difficilissimo lavoro con rigore e passione, come uno scienziato, consapevole di avere tra le mani quanto di più prezioso esista. La scuola che vorrei non premia, non punisce, non da’ voti, non fa fare compiti e lavoretti ma mette i bambini nella condizione di scoprire qualcosa di meraviglioso e inaudito: che imparare è bellissimo. La scuola che vorrei non interrompe il lavoro di un bambino concentrato, non pretende che tutti desiderino o possano fare la stessa cosa nello stesso momento, ma rispetta i tempi di ciascuno, il lavoro individuale, nella certezza che da questo possano sbocciare rapporti sereni e sinceri, profondamente capaci di rispettare e far fiorire le differenze e le peculiarità di tutti. Nella scuola che vorrei non esistono i banchi, la campanella, dover chiedere permesso per alzarsi o andare in bagno; ognuno è libero di muoversi e di scegliere l’attività che preferisce, anche di non fare niente; con la consapevolezza che da questa libertà non nascerà il caos ma un ordine armonioso, grazie alla preparazione dell’ambiente, al controllo dell’errore insito nei materiali, al ruolo attento ma defilato dell’insegnante.

Nella scuola che vorrei la matematica non fa paura, ma affascina potendo mostrare a ognuno il suo aspetto profondo di creatività e logica. Nella scuola che vorrei tutto può essere studiato, il mondo è entusiasmante oggetto di scoperta. La storia non è una sfilza insulsa di date e battaglie, ma la rievocazione epica delle conquiste dell’umanità, dalla scrittura ai viaggi spaziali. La musica è un linguaggio importante quanto gli altri. Le lingue non si imparano ricopiando vocaboli sui quaderni, ma usandole come la materia viva che sono. Mettendo al centro il bambino, la scuola che vorrei riesce in un’unica aula a mettere insieme educazione alla pace, al rispetto dell’ambiente, amore per la scienza e la possibilità di un apprendimento autentico, perché basato sull’interesse e non sull’imposizione.

La scuola che vorrei è graziosa, con mobili piccoli e maneggevoli, una casa per i bambini che da soli imparino a prendersene cura. Con piccoli gesti quotidiani, pulire, riordinare, allacciare, servire a tavola e tante altre attività “di vita pratica”, i bambini imparano a prendersi cura di sé e del proprio ambiente, a diventare sicuri e autonomi, a sviluppare una buona coordinazione motoria. La scuola che vorrei ha anche un bel giardino e un orto, dove seminare, aspettare e raccogliere. Non c’è bisogno, invece, di una palestra in cui potersi muovere solo a un’ora prestabilita, perché l’occasione di alzarsi, di controllare i movimenti, di educare tutti i sensi è continua. Mi piacerebbe invece, magari nelle ore del pomeriggio, poter offrire ai bambini la presenza di un insegnante di yoga, o di teatro, diverse attività che possano essere offerte alla scelta dei bambini, mai imposti. Mi piacerebbe anche che gli orari fossero flessibili, per venire incontro alle esigenze delle famiglie, e che venissero proposti pasti salutari, magari anche coinvolgendo i bambini nella loro preparazione, almeno di tanto in tanto.

Nella scuola che vorrei i bambini sono concentrati, soddisfatti, rispettati: felici. Impareranno tante cose, a scrivere, a far di conto, ma soprattutto sapranno di essere unici e importanti, diversi da tutti e speciali, e manterranno intatto l’amore per il sapere e il saper fare bene, che scelgano di diventare cardiochirurghi o carpentieri.

La scuola che vorrei, sembra incredibile, l’aveva sognata Maria Montessori più di un secolo fa ed è già stata realizzata in tante parti del mondo. Funziona meravigliosamente, eppure è molto diversa dalle scuole che normalmente offriamo ai nostri figli. Un giorno, vorrei che a tutti i bambini fosse data la possibilità di frequentare una scuola così. Per oggi, cominciamo dai bambini di Trento.

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