Di capricci, amore incondizionato e “mindfulness”

(Sì, aspettavate tutti con ansia e impazienza la seconda puntata sulla vita della nostra. Arriverà.)

Guardando le mie bambine, mi chiedo a volte se l’amore che provo per loro sia uguale. Ma come potrebbe esserlo? A parte le enormi differenze di carattere, preferenze, personalità, è davvero possibile amare allo stesso modo un neonato, un bambino ancora troppo piccolo per essere grande ma troppo grande per essere piccolo, e uno che potrebbe sembrare un adulto in miniatura, se non fosse assorbito in un mondo a volte totalmente strampalato? Al di là delle differenze fra di loro come persone, mi rendo conto che è diverso anche l’atteggiamento che ho io di fronte a loro, soprattutto nei momenti difficili.

La qualità di amore che riusciamo a provare per i neonati è speciale. Che ci tengano svegli tutta la notte, ci mordano ferocemente mentre li allattiamo, ci tirino i capelli, strillino ininterrottamente per ore: nulla sembra capace di suscitare rabbia in noi, innamorati della loro innocenza, della loro natura, della loro dipendenza da noi. A un certo punto, però, questa magia finisce. Arriva un momento in cui non riusciamo più ad accettare i bisogni dei nostri bambini, in cui sentiamo di dover cominciare a insegnare loro la disciplina e allora, da qualche parte dentro di noi, nasce la rabbia. I bambini, da parte loro, ci sfidano, cercando di capire cosa è consentito e cosa no, testando il terreno per capirne la solidità. Ed è davvero difficile restare sereni e centrati, c’è spesso in agguato un mostro che urla, vorrebbe punire, impazzisce all’idea di non riuscire a controllare le reazioni di quella creatura che improvvisamente non sembra più così innocente, ma che anzi pare volerci sfidare al solo fine di trovare i nostri limiti.

mind-full (immagine dal sito http://www.enthusiasticbuddhist.com)

Anche perché è dura cercare di dare le giuste attenzioni a diversi bambini, mentre la casa sembra aver appena esperito il passaggio di un uragano e qualcosa bisognerà pur fare per cena?! Davanti al pianto di un neonato tutto passa in secondo piano, ma quando quel neonato è cresciuto vogliamo (a volte anche giustamente) che le nostre esigenze tornino ad essere considerate.

Per me è molto difficile trovare quello stato di “mindfulness” , di connessione con la parte più profonda di me stessa che mi metta in condizione di stare nel momento presente, di connettermi con le mie bambine, di capire cosa è davvero importante e cosa può aspettare. Anche perché sono stata sfortunata, non ho frequentato una scuola Montessori dove l’avrei potuto imparare sin da piccola… Però voglio ricordarmi, stasera e ogni qual volta mi sarà possibile, di avere fiducia nella natura delle mie bambine. E quando continuano a fare qualcosa che per me è inaccettabile, sapere e capire che non sono loro, a dover cambiare, ma le condizioni esterne, l’ambiente e, tante volte, io. Sono io l’adulto, io la responsabile del clima che si respira nella mia casa.

Queste, credo, sono le due lezioni più importanti di Maria Montessori: la fiducia nel bambino e il dono prezioso della presenza, della concentrazione, della “mindfulness”, che cerchiamo di dare loro sin da piccoli in una scuola Montessori, ma che possiamo cercare di imparare anche noi adulti.

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