La foglia Roland (liberamente tratta da “La foglia Muriel” di Leo Buscaglia)

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Una storia per raccontare la perdita ai bambini, con un sentito ringraziamento (con il consueto ritardo…) a zia Ida, a Marlene, a tutta la famiglia e un affettuoso pensiero per nonna Gina e, naturalmente, Roland. Grazie.

Roland, era questo il nome di quella splendida foglia sul Grande Faggio, il maestro centenario di tutti gli alberi di un giardino pubblico.

Alla sua nascita, Roland era proprio un minuscolo germoglio. Insieme ad altri germogli, era diventata grande e rigogliosa, prima ricoperta di un velo di peli, di un verde tenero e lucido e poi verde scuro.

Roland aveva una grande fortuna: era appesa ad grosso ramo vicino ad un altro albero, un acero. Aveva quindi la possibilità di allietarsi con le sue sorelle foglie di faggio, ma anche di ascoltare ed imparare la lingua delle sue vicine foglie di acero.

A Roland piaceva la sua posizione, talvolta si divertiva sul faggio e altre volte si allungava per giocare con le amiche foglie di acero. Lei stava bene con tutti e tutti le volevano bene.

Accanto c’era una foglia che si chiamava Andreas, che lei amava particolarmente. Era una foglia speciale, non era uguale alle altre, no, il suo margine non era dentato come di norma, era una foglia liscia. Attraverso il margine dentato le foglie potevano proteggersi, Andreas, no. Per questo Roland cercava di starle sempre vicino, per poterla aiutare in caso di bisogno.

Roland era molto attenta ai bisogni delle altre foglie, anche delle sue vicine foglie di acero.
Un giorno vide una foglia del vicino acero inzuppata di acqua e sofferente per questo. Era tutta piegata per il grande peso dell’acqua che doveva trasportare.

Roland chiamò subito la foglia saggia del suo albero, Ida. Lei avrebbe forse avuto un’idea per aiutare quella foglia. Insieme decisero di chiamare il vento e di chiedergli di soffiare forte su quella foglia. Così fu. Il vento arrivò e soffiò via l’acqua e la foglia sofferente si poté riposare.

Roland faceva parte delle foglie di quel grande faggio, sembravano tutte uguali, ma non lo erano. Osservate da vicino, tutte avevano una particolarità.
E’ vero, erano cresciute, su di loro insieme avevano danzato gocce di pioggia, aveva saltato la brezza mattutina e insieme si erano distese per nutrirsi di luce.

Roland era orgogliosa di essere una foglia, di stare con le sue sorelle e di avere delle amiche straniere vicine. La sua stagione preferita era stata l’estate, lì poteva chiacchierare a lungo con le sue amiche vicine foglie di acero e osservare ciò che facevano gli esseri umani in quel parco pubblico.

Una volta si era arrabbiata tanto a vedere che un bambino faceva la pipì proprio sul tronco del suo albero. Per fortuna la foglia saggia, Ida, le aveva spiegato che ai bambini spesso scappa la pipì di fretta e devono farla al più presto altrimenti si bagnerebbero le mutande e i pantaloni. Per questo Roland si rasserenò e perdonò quel bambino.

Presto l’estate finì e cominciò ad arrivare il vento freddo.

Roland non capiva cosa stesse succedendo, tutte le sue sorelle stavano cambiando colore: non erano più verde scuro, ma gialle, marroni e rossastre.

Chiamò subito la foglia saggia, Ida, e le chiese spiegazioni.
“Perché ora siamo di colore diverso, visto che siamo tutte foglie dello stesso albero?”
La foglia Ida saggiamente rispose: “ Caro Roland, ognuna di noi, seppur sullo stesso albero ha vissuto esperienze diverse, ha preso luce in una posizione diversa, ha succhiato la linfa in modo diverso e ha proiettato l’ombra in modo diverso. Come potremmo essere tutte uguali?”

Un giorno accadde una cosa strana, passo una brezza di vento e fece cadere una vecchia foglia che era lì attaccata da anni.
Roland chiamò ovviamente la foglia saggia: “Ida, cos’è successo a quella foglia, dov’è andata e perché si è staccata?”
Ida rispose: “E’ caduta a terra. Per ognuna di noi arriverà il tempo di andare altrove, ci staccheremo da qui e arriveremo al suolo. Dicono che questo si chiami morire.”

Roland si incuriosì: “Ma succederà a tutte, anche alle foglie vicine, quelle di acero?”
Ida rispose che era normale, che ogni foglia nata sarebbe ritornata alla terra.

Roland allora chiese: “Ma allora perché siamo nati?”
Ida sorridendo rispose: ”Per conoscere la Terra per conoscer gli effetti della Luna e del Sole, per imparare dalla vita, per danzare al vento e divertirci, per bagnarci sotto la pioggia e poi nutrirci con il calore del sole, per amare ed essere amati!”

Ad un certo punto arrivò un forte soffio di vento e Roland si staccò dal ramo. Roland non sentì male, fluttuò dolcemente verso il basso, tranquilla ed in silenzio.

Poco dopo la foglia Roland fu coperta di uno strato di neve.

Era arrivato l’inverno.

Quella neve la impregnò di acqua e la rese pesante, tanto pesante da farla immergere nel terreno. Roland aveva finalmente capito ora il suo scopo. era quello di nutrire le radici del Grande Faggio.

E proprio lì appoggiata a terra scoprì che si stavano già facendo tanti progetti per le nuove foglie che sarebbero cresciute in primavera.

Sul Grande Faggio, maestro centenario di tutti gli alberi di un giardino pubblico, in primavera, spuntò un germoglio, il suo nome era….

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