Educazione cosmica: il Metodo che non è un metodo alla scuola primaria

DSCN3187 Sabato 16 maggio abbiamo avuto il piacere di conoscere Daniel Motta, insegnante Montessori a Bressanone, formato AMI, che dopo averci introdotto alle meraviglie della matematica montessoriana ci ha raccontato un po’ del suo lavoro a scuola, illuminandoci sul concetto di “educazione cosmica”, pilastro della proposta educativa Montessori per la fascia d’erà 6-12, purtroppo troppo spesso malcompreso o male interpretato. L’educazione cosmica non è l’insieme delle scienze, nè una parte del curriculum montessoriano ma il Metodo stesso quando applicato ai bambini più grandi. Per chi non ha potuto partecipare a quest’evento, vorrei riportare almeno qualche appunto su tutti gli affascinanti spunti offerti (le meravigliose foto dell’ambiente preparato e dei lavori dei bambini hanno potuto godersele solo i presenti!). Inannzitutto è importante ricordare come Maria Montessori abbia individuato delle caratteristiche ben diverse nei bambini dai 6 anni in su rispetto ai più piccoli. Questi bambini sono curiosi, desiderosi di sapere, amanti del lavoro; s’interrogano sulle cause delle cose; hanno tre sensitività che si portano dietro per tutto questo periodo: morale, culturale e dell’immaginazione. Essi, inoltre, amano i grandi lavori e i lavori in gruppo; imparano tramite l’esperienza, l’esplorazione, i sensi e l’immaginazione e desiderano capire come funziona la società. 4piani Per questo nella scuola primaria l’ambiente preparato cambia. Oltre al materiale, l’apprendimento abbisogna delle favole cosmiche, con relativi cartelloni ed esperimenti, di ricche nomenclature classificate, di frequenti uscite, di libri e modellini, dell’apporto di esperti. Ai bambini vanno date le chiavi che permettano, in chi viene risvegliato un interesse, di andare avanti da solo. L’insegnante deve essere l’anello di collegamento non più fra il bambino e l’ambiente, ma fra il bambino e l’universo, seminare quanti più semi possibile per rispondere alla grande fame di cultura dei bambini. Deve infiammare la loro immaginazione, riuscendo a far collegare tutte le branche dello scibile umano. Deve osservare i bambini e riconoscerne i talenti, incoraggiarne il potenziale, senza fornire risposte ma aiutando ognuno di loro a trovare una via. In effetti il celeberrimo “aiutami a fare da solo” si trasforma nel secondo piano di sviluppo in “aiutami a pensare da solo”. maria e mario Il curriculo montessoriano per la scuola primaria fu sviluppato durante il lungo soggiorno in India di Maria e Mario Montessori, per venire poi arricchito e perfezionato da quest’ultimo, con la collaborazione di Camillo Grazzini, soprattutto nel centro AMI di Bergamo (http://www.montessoribergamo.it/). La ricchezza dell’offerta formativa (che spazia dalla geografia alla botanica, dall’aritmetica alla musica, presentando concetti che a volte nelle scuole tradizionali s’incontrano solo alle msuperiori) è tesa ad abituare i bambini a pensare in grande, a sviluppare una visione globale del mondo, una grande consapevolezza unita a un forte senso di gratitudine. In questo senso anche la grande importanza della storia, non intesa come sfilza di date e battaglie ma come un capire il perchè determinate idee si sono sviluppate, e apprezzare il lavoro dei milioni di uomini e donne che sono venuti prima di noi, a volte famosi, spesso anonomi, ma che hanno permesso lo sviluppo delle conoscenze e delle tecniche di cui godiamo oggi. Anche per la scuola primaria la proposta montessoriana è straordinaria e di incredibile attualità. Riflettiamo però sul fatto che, dei tantissimi scritti di Maria Montessori, solo tre sono dedicati specificamente a questa fascia d’età (“L’autoeducazione”, “Come educare il potenziale umano” e “Dall’infanzia all’adolescenza”). Le altre opere, spesso, si riferiscono alla Casa dei bambini, e questo può portare a una certa confusione. A questo si aggiunga che Mario ha lasciato pochissimo scritto, e ci ritroviamo con troppa confusione e interpretazioni scorrette della proposta montessoriana. Una proposta pedagogica seria non può che partire da un’osservazione scientifica dei bambini e dei loro bisogni. Solo così contribuiremo a creare persone responsabili, creative e felici. (Ringraziamo Daniel Motta e tutti i presenti, genitori, insegnanti, curiosi. Continuiamo, insieme, non solo a sognare la scuola che vorremmo per i nostri bambini, ma anche ad agire perchè si concretizzi).

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