Figlia

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Oggi non voglio chiederti cosa hai imparato.
Non voglio nemmeno pensare a cosa avrei voluto che imparassi.
Vorrei, invece, raccontarti cosa ho imparato io.
Oggi ho imparato ad accettare l’abbraccio di uno sconosciuto.
Ho imparato ad affacciarmi su un dolore senza fondo.
Ho guardato i colori dell’autunno colorare le montagne.
Ho sentito la mente mollare gli ormeggi, e il corpo aprire nuovi spiragli.
Ho esplorato, ancora una volta, il difficile confine fra pazienza e perdita di sé.
Compreso quanto difficile sia il perdono.
E allora, figlia mia, voglio chiedere a te di perdonarmi
per quanto non potrò tenere fede al mio impegno.
Il mio impegno a celebrare le tue stranezze,
a accarezzare la tua rabbia, a accogliere la tua paura, a cantare il tuo viaggio,
a festeggiare ogni cosa di te che mi mette in difficoltà.
Perdonami se in quei momenti (quando non ti capisco, quando non mi capisco)
ti rispondo senza respiro,
senza uscire da una forma automatica, dura, tagliente, fredda.

Tu sei perfetta, così come sei.

Nella gioia il mio miracolo, nel disagio il mio specchio.

Posso solo respirare,
e danzare la mia danza,
piena di amore e grata del privilegio immenso
di poter assistere alla tua.

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