L’orto danzante

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LIBERA-MENTE, Genitori Montessori Trento e ARTEDANZA presentano lo spettacolo “L’orto danzante” con il trio di danzatori: Ginevra Angeli, Massimo Di Benedetto e Fabrizio Bernardini

Tra “Incontri di Patate”, “Czarde dell’Orto”, “Odi al Cappuccio” e tante altre simpatiche situazioni, la performance racconta in maniera ironica e bizzarra la bellezza ed il valore dell’orto e dei suoi prodotti attraverso coreografie, testi e canzoni create ad hoc e rivolte ad una platea di piccoli e grandi.
L’evento nasce dalla collaborazione tra Libera-Mente e Artedanza con l’intento di riportare l’attenzione di grandi e piccini alle piccole meraviglie che la natura ci offre. Si pone inoltre come momento di apertura di una serie di iniziative che Libera-Mente sta organizzando per instaurare un dialogo con il quartiere e sostenere l’esperienza educativa Montessori plurilingue, unica in Trentino, presente all’Asilo Zanella per il secondo anno. L’educazione Montessori è una educazione alla pace, e l’obiettivo di Libera-Mente è di diffondere e condividere in città i valori di cui si fa portatrice: rispetto, amore per la bellezza e per la natura, apertura al mondo e a tutte le diverse culture.

Ingresso libero. È gradita un’offerta
Durata della performance: 25 minuti
Regia e coreografie: Fabrizio Bernardini asd Artedanza
Info:
Libera-Mente 347 5258440, https://montessoritrento.org/
Artedanza 338 3541468, http://artedanzatrento.it/

Un po’ di storia: La scuola Assistenti all’infanzia e il Centro Nascita Montessori (ovvero: di come i montessoriani sono sempre avanti…)

La straordinaria capacità di visione di Maria Montessori e l’incredibile a estensione della sua prassi formativa trovano un’ulteriore conferma nella storia, assai poco conosciuta, della scuola Assistenti all’infanzia e del Centro Nascita Montessori.costa_gn

Nel 1947, Adele Costa Gnocchi istituì la scuola assistenti all’infanzia Montessori, da cui derivò, nel 1961, il Centro Nascita Montessori, fondato per studiare i problemi di gravidanza e puerperio e offrire alle donne l’aiuto delle assistenti all’Infanzia. Costa Gnocchi, allieva di lungo corso della Montessori, aveva avviato nel 1927 una piccola casa dei bambini a Roma, a partire dalla quale si sviluppò il corso dedicato alla fascia d’età 0-3 “per formare giovani donne capaci di rispondere alle esigenze dei neonati e dei bambini nei loro primi tre anni di vita e in grado di sostenere, a domicilio, i neo-genitori alle prese con neonati accompagnandoli nella lettura dei loro bisogni”. Costa Gnocchi aveva elaborato il programma della scuola a partire dal testo della Montessori “Il bambino in famiglia”, tutto basato sull’idea, rivoluzionaria per l’epoca, di ascolto e rispetto anche per il neonato. Anche la scuola per assistenti all’infanzia era all’avanguardia, attenta a non scindere “l’aspetto culturale da quello professionale”, e integrando l’accurata preparazione teorica con “esercitazioni pratiche sul campo” e tirocini lunghi e impegnativi. Il numero ristretto di allieve consentiva la creazione di rapporti stretti fra allieve e insegnanti. Il corso durava sei mesi, da gennaio a giugno; ogni giorno la mattina era dedicata ai tirocini, (con ulteriori tre mesi durante l’autunno). Le lezioni di Adele Costa Gnocchi “erano come prediche per iniziati”. Ricche di spunti e riferimenti all’opera montessoriana, che spesso, se non sempre, le sue allieve non conoscevano, esse riuscivano tuttavia a far passare contenuti culturali forti, che rendevano la formazione offerta dalla scuola AIM completa e stimolante.
Le allieve erano tenute a lunghi tirocini di osservazione presso il Brefotrofio e il Policlinico romano, anche in sala parto. Anche in questo la loro azione pioneristica è sorprendente; le “montessorine” di allora, come erano conosciute, ricordano da vicino la figura della doula, una figura non sanitaria di sostegno alle madri e ai neonati che si va affermando negli ultimi anni. Costa Gnocchi, insieme alla ginecologa Alessandra Scassellati, cercò di realizzare un parto rispettoso per madre e bambino, con vent’anni di anticipo rispetto a Leboyer.(citazioni tratte da De Pra Cavalieri, Lia. Alcune testimonianze “Quaderno Montessori”, vol.16 (autunno 1999), n. 63, p. 13-37)
La scuola, inizialmente privata, divenne statale alla fine degli anni Sessanta, aprendo sezioni anche in altre regioni italiane. Tuttavia, solo a Roma essa mantenne la sua impostazione montessoriana finché, nel 1994, tutte le sedi della scuola furono trasformate in “Istituti per Operatori sociali”. Quando la Scuola Assistenti all’infanzia Montessori fu statalizzata, abbassando l’età di ammissione da 18 a 14 anni, Costa Gnocchi volle trasferire le esperienze maturate in una nuova organizzazione che non abbandonasse la ricerca sul campo (diceva: “Ogni bambino è un unicum, non ci sono regole buone per tutti, bisogna continuare a osservare, a studiare”). Per questo fondò il Centro Nascita Montessori. La prima direttrice del centro, Elena Gianini Belotti, riversò l’esperienza acquisita nella creazione del primo Asilo Nido di Roma non a carattere assistenziale: il Nido dell’ENEL del 1972 e dal 1976 nei tre Nidi della Banca d’Italia.Oggi il Centro (http://www.centronascitamontessori.it/) si occupa di ricerca e di formazione, mantenendo il pensiero di Maria Montessori, e l’amore e il rispetto per i bambini che la sua opera ci insegna, al centro del proprio operato.

Uno sguardo su altri due incontri della nostra rassegna (Sonia Coluccelli e Mario Bolognese)

Un’altra scuola è possibile?

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Il 23 maggio Sonia Coluccelli, maestra, mamma e formatrice ci ha presentato varie esperienze di pedagogia in Italia, partendo dalla sua presa di coscienza della necessità di un’altra scuola.
Si è parlato di un rinato interesse per una scuola che, anzichè omologare gli alunni su standard e programmi predefiniti, stimoli la creatività, valorizzi la diversità e metta il bambino al centro del processo educativo. E di come invece le nuove riforme della scuola statale parlino solo di cambiare la struttura organizzativa senza mai citare i bambini o il metodo di insegnamento.
Sonia ha insistito sull’importanza della comunicazione tra scuola e famiglia, e di come sarebbe importante che l’insegnante spiegasse il proprio approccio educativo alla famiglia per evitare incomprensioni e non entrare poi in conflitto. Sarebbe bello che ogni insegnante impostasse la comunicazione con i genitori spiegando il proprio metodo: un semplice “io faccio così perchè…” aprirebbe un dialogo sull’intenzionalità educativa ed eviterebbe che la forbice scuola-famiglia si apra sempre di più. Spesso, infatti, il tentativo della famiglia di entrare nella scuola è visto come un’invasione di campo, o un voler giudicare il lavoro dell’insegnante, mentre una sana comunicazione tra i due nuclei fondamentali dell’educazione stabilirebbe un equilibrio a vantaggio dei bambini.
Oltre alla proposta Montessori, che sta conoscendo una forte rinascita anche in molte scuole pubbliche in Italia, ci sono esperienze come Senza zaino, partita in scuole pubbliche toscane ed ormai diffusa in tutt’Italia (www.senzazaino.it), alcune scuole libertarie, le più conosciute Steiner e la possibilità dell’homeschooling. Riguardo alle questioni legali, la costituzione afferma che i genitori devono assicurare l’istruzione dei figli ma non si parla di obbligo scolastico; sono invece previsti degli esami da sostenere per poi ottenere il titolo.
Ci si è chiesto infine se vivere queste esperienze porti poi i bambini ad avere difficoltà di inserimento nella scuola tradizionale, e se certamente faranno fatica ad adattarsi a metodi completamente diversi, il bagaglio che si porteranno dietro li aiuterà certo a pensare con la loro testa.
(Un’altra scuola è possibile?, Sonia Coluccelli, Il Leone Verde, 2015)

Disegno, poesia, fiabe e benessere

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L’incontro con Mario Bolognese. il 5 giugno, è stato molto più filosofico ed “esperienziale”, ci ha fatto tornare bambini e dimenticare per qualche ora gli impegni e le preoccupazioni che normalmente occupano la nostra mente: abbiamo disegnato, sentito, immaginato… tutte cose che crescendo abbandoniamo in favore della razionalità e dell’organizzazione.
Attraverso il disegno Mario ci ha portato a sperimentare come le emozioni non siano astratte bensì siano dei paesaggi, e come il disegno sia uno strumento per recuperare il contatto con l’universo.
La cultura patriarcale ha messo in un secondo piano i sensi intimi (tatto, gusto, olfatto) che ci collegano ad esso de ha identificato le emozioni con la debolezza. La poesia è spesso la connessione tra il dentro (nella pancia) e il fuori (astrazione), appartiene alla vita e non è qualcosa di intellettuale. Con questi strumenti possiamo tornare nel mondo dei bambini dove si vedono e sentono cose che noi adulti non sentiamo.
La fiaba ha un legame strettissimo con animali, natura e cosmo e con simboli che abbiamo interiorizzato da millenni, gli archetipi, che toccano corde che non fanno riferimento alla razionalità o alla memoria personale. Per questo le fiabe sono momenti di rottura dell’individualità, (a differenza delle favole, ideate da qualcuno e con una morale) sono legate al mondo onirico e traducono le immagini in concetti. Questi simboli sono immagini aperte che fanno sognare, al contrario dei segni che sono invece immagini che vogliono farci pensare a qualcosa in concreto. (Donne che corrono con i lupi, C.Pinkola Estés, 1992)
Abbiamo anche affrontato gli stereotipi che spesso vengono presentati del principe azzurro/principessa e di come invece si possa rafforzare il propio genere senza offrire un modello televisivo. Mario ha insistito anche sull’importanza del lessico parlando sempre di bambine e bambini, spesso dimenticate (Dalla parte delle bambine, E.Gianini Belotti, 1973), e di ridare dignità ad un’altra grande dimenticata che è la notte: ha parlato di una pedagogia troppo diurna e della necessità di un’educazione del regime notturno, presentando la notte come bella e amorosa e non come qualcosa di cui avere paura.
Per raccontare storie ai bambini ci ha consigliato di inventare in base alle emozioni del momento (che i più piccoli colgono al volo) o di attingere al patrimonio di fiabe magari trasformandoci in protagonisti e di non dimenticare i racconti dei nostri antenati.

(Valeria)

Educazione cosmica: il Metodo che non è un metodo alla scuola primaria

DSCN3187 Sabato 16 maggio abbiamo avuto il piacere di conoscere Daniel Motta, insegnante Montessori a Bressanone, formato AMI, che dopo averci introdotto alle meraviglie della matematica montessoriana ci ha raccontato un po’ del suo lavoro a scuola, illuminandoci sul concetto di “educazione cosmica”, pilastro della proposta educativa Montessori per la fascia d’erà 6-12, purtroppo troppo spesso malcompreso o male interpretato. L’educazione cosmica non è l’insieme delle scienze, nè una parte del curriculum montessoriano ma il Metodo stesso quando applicato ai bambini più grandi. Per chi non ha potuto partecipare a quest’evento, vorrei riportare almeno qualche appunto su tutti gli affascinanti spunti offerti (le meravigliose foto dell’ambiente preparato e dei lavori dei bambini hanno potuto godersele solo i presenti!). Inannzitutto è importante ricordare come Maria Montessori abbia individuato delle caratteristiche ben diverse nei bambini dai 6 anni in su rispetto ai più piccoli. Questi bambini sono curiosi, desiderosi di sapere, amanti del lavoro; s’interrogano sulle cause delle cose; hanno tre sensitività che si portano dietro per tutto questo periodo: morale, culturale e dell’immaginazione. Essi, inoltre, amano i grandi lavori e i lavori in gruppo; imparano tramite l’esperienza, l’esplorazione, i sensi e l’immaginazione e desiderano capire come funziona la società. 4piani Per questo nella scuola primaria l’ambiente preparato cambia. Oltre al materiale, l’apprendimento abbisogna delle favole cosmiche, con relativi cartelloni ed esperimenti, di ricche nomenclature classificate, di frequenti uscite, di libri e modellini, dell’apporto di esperti. Ai bambini vanno date le chiavi che permettano, in chi viene risvegliato un interesse, di andare avanti da solo. L’insegnante deve essere l’anello di collegamento non più fra il bambino e l’ambiente, ma fra il bambino e l’universo, seminare quanti più semi possibile per rispondere alla grande fame di cultura dei bambini. Deve infiammare la loro immaginazione, riuscendo a far collegare tutte le branche dello scibile umano. Deve osservare i bambini e riconoscerne i talenti, incoraggiarne il potenziale, senza fornire risposte ma aiutando ognuno di loro a trovare una via. In effetti il celeberrimo “aiutami a fare da solo” si trasforma nel secondo piano di sviluppo in “aiutami a pensare da solo”. maria e mario Il curriculo montessoriano per la scuola primaria fu sviluppato durante il lungo soggiorno in India di Maria e Mario Montessori, per venire poi arricchito e perfezionato da quest’ultimo, con la collaborazione di Camillo Grazzini, soprattutto nel centro AMI di Bergamo (http://www.montessoribergamo.it/). La ricchezza dell’offerta formativa (che spazia dalla geografia alla botanica, dall’aritmetica alla musica, presentando concetti che a volte nelle scuole tradizionali s’incontrano solo alle msuperiori) è tesa ad abituare i bambini a pensare in grande, a sviluppare una visione globale del mondo, una grande consapevolezza unita a un forte senso di gratitudine. In questo senso anche la grande importanza della storia, non intesa come sfilza di date e battaglie ma come un capire il perchè determinate idee si sono sviluppate, e apprezzare il lavoro dei milioni di uomini e donne che sono venuti prima di noi, a volte famosi, spesso anonomi, ma che hanno permesso lo sviluppo delle conoscenze e delle tecniche di cui godiamo oggi. Anche per la scuola primaria la proposta montessoriana è straordinaria e di incredibile attualità. Riflettiamo però sul fatto che, dei tantissimi scritti di Maria Montessori, solo tre sono dedicati specificamente a questa fascia d’età (“L’autoeducazione”, “Come educare il potenziale umano” e “Dall’infanzia all’adolescenza”). Le altre opere, spesso, si riferiscono alla Casa dei bambini, e questo può portare a una certa confusione. A questo si aggiunga che Mario ha lasciato pochissimo scritto, e ci ritroviamo con troppa confusione e interpretazioni scorrette della proposta montessoriana. Una proposta pedagogica seria non può che partire da un’osservazione scientifica dei bambini e dei loro bisogni. Solo così contribuiremo a creare persone responsabili, creative e felici. (Ringraziamo Daniel Motta e tutti i presenti, genitori, insegnanti, curiosi. Continuiamo, insieme, non solo a sognare la scuola che vorremmo per i nostri bambini, ma anche ad agire perchè si concretizzi).

Eventi prossimi!

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Montessori e non solo
Appunti per un’altra educazione
Incontri aperti a tutti, workshops per insegnanti e genitori, laboratori per bambini

27 aprile, ore 17.30
Quinto Battista Borghi
Presidente di Fondazione Montessori Italia
Il segreto dell’infanzia: l’attualità del messaggio di Maria Montessori
per educare i bambini di oggi
Incontro allargato

16 maggio
Daniel Motta
Formatore e insegnante presso la Scuola Primaria Montessori di Bressanone
ore 13.30-16.30
Matematica montessoriana
Dalle mani al cervello
Workshop per insegnanti (e non solo) a numero chiuso (massimo 20 partecipanti).
“Ma le maestre ricordino sempre che per ogni materia ci deve essere lavoro manuale, pratico – è impensabile il cervello senza l’opera delle mani.” Mario Montessori

ore 17
Educazione per un mondo nuovo
Incontro allargato sull’educazione cosmica come proposta educativa per la scuola primaria.

23 maggio, ore 16
Sonia Coluccelli
Coordinatrice della Rete Scuole Montessori Alto Piemonte
Un’altra scuola è possibile?
Autori, esperienze e prospettive educative verso percorsi scolastici in ascolto dei bambini
Incontro allargato

5 giugno
Mario Bolognese
Poeta, scrittore e formatore
ore 13.30-16.30
Disegnare la vita su un foglio
Laboratorio creativo per genitori, insegnanti, educatori.
Workshop a numero chiuso
(massimo 20 partecipanti)

ore 17
Benessere e relazione con bambine e bambini attraverso i linguaggi simbolici della fiaba
Incontro allargato

Tutti gli incontri si terranno a Trento presso l’Asilo Zanella, via Tommaso Gar 1.

Per la partecipazione è necessario il tesseramento all’associazione Libera-Mente. Gradito un contributo.
Workshop del 16 maggio e del 5 giugno a pagamento: 20 euro a incontro, 35 euro per entrambi.
Posti limitati e su prenotazione.
Durante gli altri incontri, saranno attivati laboratori artistici e d’ispirazione montessoriana per bambini dai 3 ai 7 anni.
I laboratori avranno posti limitati, si raccomanda la prenotazione.
Costo laboratorio: 10 euro a bambino, 35 euro per tutti e 4 i laboratori. Angolo morbido per i più piccoli.
Informazioni e prenotazioni info@montessoritrento.org

Un piccolo respiro

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Un anno fa, c’erano due grandi pance, una neonata, un bel calendario di eventi, un sogno grande e bello, pochissime certezze.

Nel frattempo, ci sono stati discussioni, fatiche, notti insonni, grandi preoccupazioni, colloqui e riunioni innumeri, difficoltà, decisioni difficili, fiumi di parole scritte e dette, soddisfazioni indicibili, tanta gioia, tanti dubbi, un bel gruppone di famiglie che è un piacere vedere riunite. Venticinque bambini che hanno lavorato, giocato, riso, pianto, fatto tantissimi malanni, sporcato mani e faccine, corso, imparato e insegnato. Tante persone che ci hanno aiutato a costruire questo sogno, a dargli una casa e una forma, che è ancora ben lontano dall’essere perfetto ma che continua a darci la forza e la voglia di lavorare perchè possa continuare ad esistere.

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La fiducia nei bambini, la certezza di poter costruire insieme a loro un mondo migliore. Un piccolo respiro, un senso di gratitudine cosmica in questa bellissima primavera che sboccia.

(L’altra sera ci siamo trovati e abbiamo costruito una rete di colori e parole. Un bel momento. Quello che sento sempre, quando non sono sopraffatta dalla fatica del quotidiano, è gratitudine. Tanta. Grazie a tutti. Abbiamo sognato insieme, e il nostro sogno è ora molto reale. Grazie anche a chi ci segue da più lontano. Ogni aiuto è benvenuto, chè da fare c’è ancora tantissimo). Buona primavera.

La foglia Roland (liberamente tratta da “La foglia Muriel” di Leo Buscaglia)

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Una storia per raccontare la perdita ai bambini, con un sentito ringraziamento (con il consueto ritardo…) a zia Ida, a Marlene, a tutta la famiglia e un affettuoso pensiero per nonna Gina e, naturalmente, Roland. Grazie.

Roland, era questo il nome di quella splendida foglia sul Grande Faggio, il maestro centenario di tutti gli alberi di un giardino pubblico.

Alla sua nascita, Roland era proprio un minuscolo germoglio. Insieme ad altri germogli, era diventata grande e rigogliosa, prima ricoperta di un velo di peli, di un verde tenero e lucido e poi verde scuro.

Roland aveva una grande fortuna: era appesa ad grosso ramo vicino ad un altro albero, un acero. Aveva quindi la possibilità di allietarsi con le sue sorelle foglie di faggio, ma anche di ascoltare ed imparare la lingua delle sue vicine foglie di acero.

A Roland piaceva la sua posizione, talvolta si divertiva sul faggio e altre volte si allungava per giocare con le amiche foglie di acero. Lei stava bene con tutti e tutti le volevano bene.

Accanto c’era una foglia che si chiamava Andreas, che lei amava particolarmente. Era una foglia speciale, non era uguale alle altre, no, il suo margine non era dentato come di norma, era una foglia liscia. Attraverso il margine dentato le foglie potevano proteggersi, Andreas, no. Per questo Roland cercava di starle sempre vicino, per poterla aiutare in caso di bisogno.

Roland era molto attenta ai bisogni delle altre foglie, anche delle sue vicine foglie di acero.
Un giorno vide una foglia del vicino acero inzuppata di acqua e sofferente per questo. Era tutta piegata per il grande peso dell’acqua che doveva trasportare.

Roland chiamò subito la foglia saggia del suo albero, Ida. Lei avrebbe forse avuto un’idea per aiutare quella foglia. Insieme decisero di chiamare il vento e di chiedergli di soffiare forte su quella foglia. Così fu. Il vento arrivò e soffiò via l’acqua e la foglia sofferente si poté riposare.

Roland faceva parte delle foglie di quel grande faggio, sembravano tutte uguali, ma non lo erano. Osservate da vicino, tutte avevano una particolarità.
E’ vero, erano cresciute, su di loro insieme avevano danzato gocce di pioggia, aveva saltato la brezza mattutina e insieme si erano distese per nutrirsi di luce.

Roland era orgogliosa di essere una foglia, di stare con le sue sorelle e di avere delle amiche straniere vicine. La sua stagione preferita era stata l’estate, lì poteva chiacchierare a lungo con le sue amiche vicine foglie di acero e osservare ciò che facevano gli esseri umani in quel parco pubblico.

Una volta si era arrabbiata tanto a vedere che un bambino faceva la pipì proprio sul tronco del suo albero. Per fortuna la foglia saggia, Ida, le aveva spiegato che ai bambini spesso scappa la pipì di fretta e devono farla al più presto altrimenti si bagnerebbero le mutande e i pantaloni. Per questo Roland si rasserenò e perdonò quel bambino.

Presto l’estate finì e cominciò ad arrivare il vento freddo.

Roland non capiva cosa stesse succedendo, tutte le sue sorelle stavano cambiando colore: non erano più verde scuro, ma gialle, marroni e rossastre.

Chiamò subito la foglia saggia, Ida, e le chiese spiegazioni.
“Perché ora siamo di colore diverso, visto che siamo tutte foglie dello stesso albero?”
La foglia Ida saggiamente rispose: “ Caro Roland, ognuna di noi, seppur sullo stesso albero ha vissuto esperienze diverse, ha preso luce in una posizione diversa, ha succhiato la linfa in modo diverso e ha proiettato l’ombra in modo diverso. Come potremmo essere tutte uguali?”

Un giorno accadde una cosa strana, passo una brezza di vento e fece cadere una vecchia foglia che era lì attaccata da anni.
Roland chiamò ovviamente la foglia saggia: “Ida, cos’è successo a quella foglia, dov’è andata e perché si è staccata?”
Ida rispose: “E’ caduta a terra. Per ognuna di noi arriverà il tempo di andare altrove, ci staccheremo da qui e arriveremo al suolo. Dicono che questo si chiami morire.”

Roland si incuriosì: “Ma succederà a tutte, anche alle foglie vicine, quelle di acero?”
Ida rispose che era normale, che ogni foglia nata sarebbe ritornata alla terra.

Roland allora chiese: “Ma allora perché siamo nati?”
Ida sorridendo rispose: ”Per conoscere la Terra per conoscer gli effetti della Luna e del Sole, per imparare dalla vita, per danzare al vento e divertirci, per bagnarci sotto la pioggia e poi nutrirci con il calore del sole, per amare ed essere amati!”

Ad un certo punto arrivò un forte soffio di vento e Roland si staccò dal ramo. Roland non sentì male, fluttuò dolcemente verso il basso, tranquilla ed in silenzio.

Poco dopo la foglia Roland fu coperta di uno strato di neve.

Era arrivato l’inverno.

Quella neve la impregnò di acqua e la rese pesante, tanto pesante da farla immergere nel terreno. Roland aveva finalmente capito ora il suo scopo. era quello di nutrire le radici del Grande Faggio.

E proprio lì appoggiata a terra scoprì che si stavano già facendo tanti progetti per le nuove foglie che sarebbero cresciute in primavera.

Sul Grande Faggio, maestro centenario di tutti gli alberi di un giardino pubblico, in primavera, spuntò un germoglio, il suo nome era….

Il metodo che non è un metodo: Montessori in pochi punti (seguendo Stoll Lillard)

Guardando al pensiero della Montessori in modo globale, è possibile estrapolare alcuni punti principali che ne diano un’idea più precisa, seguendo per esempio il recente lavoro di Angeline Stoll Lillard, che ha lavorato nella direzione di dare una verifica sperimentale, scientifica nel senso corrente del termine, alle intuizioni della studiosa italiana (Montessori: The Science Behind the Genius. Oxford University Press, Oxford 2008).

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Sebbene la Dottoressa insistesse molto sul carattere scientifico delle suo scoperte, ai nostri occhi appare evidente come ella traesse “conclusioni da esperienze non sistematiche che generalizza ad un modello educativo per lei valido universalmente” (Renato Foschi). Tuttavia, al di là delle generalizzazioni, delle imprecisioni, del linguaggio spesso misticheggiante, è sorprendente quanto le verifiche sperimentali contemporanee, queste sì scientifiche, finiscano per provare corrette le intuizioni della Montessori.

Stoll Lillard, professore di psicologia presso l’Università della Virginia, ha intrapreso esattamente questo lavoro, di cui peraltro la stessa Montessori aveva lamentato la mancanza, quando sottolineava come, nel pur folto insieme di seguaci, nessuno avesse continuato a studiare per verificare le sue intuizioni. Lillard, in un lavoro che ha conosciuto un vastissimo successo, ha estrapolato otto principi fondamentali dell’educazione Montessori, sottoponendoli a verifiche sperimentali che ne hanno confermato la validità. Questi principi sono:

1) Movimento e apprendimento sono strettamente collegati; il movimento può migliorare la capacità di pensare e imparare;
2) L’apprendimento e il benessere sono facilitati quando le persone hanno il senso di poter controllare le proprie vite;
3) S’impara meglio quando si è interessati a quanto si sta imparando;
4) Offrire riconoscimenti estrinseci per un’attività, come premi o voti alti, ha un impatto negativo sulla motivazione a intraprendere tale attività quando il premio sia assente;
5) La collaborazione con i compagni può essere di grande aiuto all’apprendimento;
6) L’apprendimento in contesti significativi spesso risulta più ricco e profondo dell’apprendimento in contesti astratti;
7) Specifiche modalità di comportamento degli adulti sono associate a risultati migliori nei bambini;
8) I bambini prosperano in un ambiente ordinato.

Questi principi stanno alla base del concetto di scuola montessoriana; volendo riassumerne i tratti fondamentali in termini più coerenti con il linguaggio della Dottoressa, potremmo dire che, una volta raggiunto lo stato di “normalizzazione”, il bambino dev’essere lasciato libero di scegliere un’attività e di svolgerla fino a che non ne sia soddisfatto, all’interno di un ambiente ordinato e dotato di materiali di sviluppo che permettano il controllo dell’errore, che siano presenti in numero limitato e in un solo esemplare, e che vengano mano a mano sostituiti con nuovi materiali che rispondano agli interessi e ai bisogni dei bambini. Il ruolo dell’insegnante è quello di tramite fra il bambino e l’ambiente; i suoi compiti, quello di mantenere l’ordine, osservare i bambini, offrire brevi lezioni individuali di presentazione del materiale, sincerarsi che tutto sia in buone condizioni e che sia garantita la corretta progressione nell’uso dei materiali. Il docente non deve fare lezione, ma “dirigere” una sorta di autoeducazione, (in effetti, inizialmente Montessori aveva proposto il titolo di “direttrice” per le sue maestre) facendo da tramite fra il bambino e l’ambiente e permettendo il naturale dispiegarsi delle potenzialità del bambino, che in un contesto adatto lo porteranno a una vera e propria trasformazione o, in termini montessoriani, normalizzazione. La disciplina allora scaturirà naturalmente nella classe, anche grazie all’assenza di premi o punizioni, che portando una motivazione estrinseca all’azione infantile di fatto ne impediscono il corretto svolgimento.

Un po’ arido questo riassunto? Spero di no. Il libro della Stoll Lillard è davvero interessante, e ha ottenuto un grande successo. Come vi sembrano questi otto principi? Danno una buona idea della filosofia montessoriana?

La libertà (e l’ambiente preparato)

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Il sistema di pensiero di Maria Montessori costituisce nel suo insieme un universo affascinante e vasto, in cui ogni elemento nasconde un oceano di possibili approfondimenti e di collegamenti con gli altri elementi del sistema. Questo “sistema” Montessori si basa su diversi elementi interconnessi, e a volte apparentemente in contraddizione l’uno con l’altro: l’importanza della libertà e la necessità pedagogica dell’ordine; il valore dell’autonomia e la crucialità della presenza dell’adulto; la rilevanza dell’individuale, creativo sviluppo e la rigidità di alcune prescrizioni didattiche. Questi paradossi non corrispondono a debolezze teoriche, ma definiscono la vitalità dell’approccio montessoriano.
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La libertà, in partcolare, è un cardine del pensiero montessoriano, di cui è difficile se non impossibile parlare senza collegarsi ad altri concetti. Inoltre, leggendo le parole di Maria Montessori spesso ci si imbatte in momenti apparentemente contraddittori; a volte sembra si parli di una libertà assoluta, altre di una disciplina quasi soffocante. Non a caso, diverse interpretazioni parziali del pensiero della Montessori hanno potuto dar vita ad esperimenti educativi agli antipodi, quasi anarchici o eccessivamente rigidi. Di nuovo, siamo di fronte a un processo dialettico, mai del tutto risolto, fra libertà e disciplina, spontaneità e ordine. D’altronde non ci può essere libertà vera senza disciplina. Tutta l’opera della Montessori è attraversata dal gioco dialettico fra questi due elementi; per questo è stato possibile che essa sia potuta piacere, seppur brevemente, al regime fascista, e al contempo venire bruciata dai nazisti, caso unico nel panorama pedagogico. “Salvo che la Montessori l’affronta senza filisteismo e con la più grande, autentica e coraggiosa disponibilità verso i diritti e l’autocostruirsi del bambino, non però disgiunta da saggezza” (Giacomo Cives).

Un elemento cruciale per comprendere il ruolo della libertà nell’universo montessoriano è l’ambiente. Non è possibile far fiorire la libertà del bambino al di fuori di un ambiente pensato appositamente per lui. La libertà montessoriana non nasce da pure esigenze didattiche, ma da imprescindibili bisogni vitali; essa può esprimersi solo in determinate condizioni: in un ambiente pensato, creato, curato, a misura non di un bambino ideale, ma precisamente del bambino che abbiamo davanti.
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Dopo la fase della normalizzazione, dal disordine emerge un ordine, in cui finalmente il bambino può godere della libertà che gli è necessaria al suo giusto sviluppo. Ricordandosi che non tutti i bambini arriveranno a questa fase contemporaneamente, e il delicatissimo ruolo dell’insegnante deve svolgersi con grande sensibilità, poiché molto diverso è l’approccio al bambino prima e dopo la normalizzazione. E quando tutti avranno sentito il richiamo di questa forza interiore, finalmente libera di esprimersi, nella classe “il bambino diviene calmo, radiosamente felice, occupato, dimentico di sé e di conseguenza indifferente ai premi o a ricompense materiali. Questi piccoli conquistatori di se stessi e del mondo che li circonda sono di fatto dei superuomini, i quali rivelano a noi la divina anima che è nell’uomo” (M. Montessori, Il segreto dell’infanzia). A volte la libertà dei bambini può estrinsecarsi in atti apparentemente “strani”, come le ripetizioni quasi infinite dello stesso esercizio- così i bambini rivelano un tratto spesso dimenticato, la loro incredibile capacità di concentrazione.

Perché questa possa emergere, sempre fondamentale è la qualità dell’ambiente, che deve essere sempre ordinato e attraente. L’insegnante deve conoscere i bisogni dei bambini, e provvedere a essi nella preparazione dell’ambiente, allo stesso tempo rimuovendo “gli ostacoli che possono creare un impedimento sulla via della perfezione”. (M. Montessori, La mente del bambino). Per questo a volte la Montessori ha descritto il miglior segno della riuscita del lavoro dell’insegnante la sensazione di non essere più necessario. Il suo ruolo, seppure defilato, è invece complesso e fondamentale. Agendo da tramite fra il bambino e l’ambiente, egli deve conoscerlo intimamente, in particolare conoscere perfettamente tutto il materiale, per sapere come meglio rispondere alle esigenze in evoluzione costante dei bambini. Senza mai correggerne gli errori, ma piuttosto ripetendo la presentazione del materiale, che è anche un momento importantissimo nella relazione a due e, secondo Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori, va studiata in ogni dettaglio. Questo lavoro presuppone una raffinata capacità di osservazione. Per poter permettere all’indole del bambino di dispiegarsi nella sua più autentica e profonda natura, per poter assistere al fiorire della sua autentica libertà, l’insegnante deve sapere, tramite osservazione sempre discreta e puntuale, esattamente a quale livello di sviluppo egli si trovi, per rimuovere gli ostacoli e proporre nuovi orizzonti. Secondo Montessori, l’insegnante “deve combinare scienza e arte: la scienza di conoscere la mente del bambino, e un metodo di educazione; e l’arte di riconoscere il grado di sviluppo in un bambino in un dato momento”, per questo, l’insegnante deve imparare “non a insegnare, ma piuttosto a osservare”. (Corso internazionale per insegnanti tenuto a Roma nel 1913).
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Nelle parole di Tiziana Pironi, la centralità dell’atteggiamento osservativo:

“implica un rovesciamento del rapporto maestro/allievo: è quest’ultimo che insegna e mostra come apprende. L’insegnante deve così apprendere la capacità di imparare a osservare, che lo porterà soprattutto a cambiare nei confronti di se stesso, esercitando un continuo controllo sulle proprie emozioni, stati d’animo, atteggiamenti. Si tratta, dunque, di un percorso autoriflessivo molto intenso e difficile, quasi un ‘noviziato’, che non può risolversi esclusivamente in una preparazione di tipo culturale”.

Dalla libertà, all’ambiente, all’osservazione, ai materiali… ogni cosa nel mondo Montessori ha un suo significato, e dialoga con le altre. Non dimentichiamo mai, però, il motore primo e l’obiettivo del nostro agire educativo: il bambino, proprio quello che abbiamo davanti, la liberazione del suo potenziale, la possibilità di essere la creatura meravigliosa che è. Libera, autonoma, sicura.

Quattro attività natalizie da fare con i bimbi

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Natale è alle porte! Ecco qualche suggerimento di attività da fare insieme in questi lunghi, bui pomeriggi invernali (o al ritorno dalla montagna!). Perchè il tutto possa essere “montessoriano”, che sia fatto con le mani, impegni i 5 sensi, rispetti i tempi del bambino ma soprattutto: lasciamo che facciano da soli! Aiutandoli, osservandoli, ma senza intervenire se non è necessario. E pazienza se il risultato finale sarà diverso dalle nostre aspettative! Vi propongo quattro attività che mi piacciono, ma naturalmente l’elenco potrebbe essere molto più lungo!

1) casette di pan pepato. Da fare insieme, con pazienza ma anche tanto divertimento! Per le decorazioni, si trovano caramelle abbastanza sane o si possono fare con succhi di frutta e agar agar. Qui una buona ricetta per le casette: http://www.cavolettodibruxelles.it/2014/12/mini-gingerbreadhouse (in alternativa, anche i biscotti fanno tanta atmosfera natalizia, purchè profumati di cannella e cardamomo!)
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2) Alberelli di natale di carta. Su questo blog anche altre idee http://www.blogmemom.com/christmas-tree-craft

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3) fiocchi di neve di carta. Molto belli anche appesi sull’albero. Oppure si possono incollare su un foglio, colorare tutto con un pastello a cera nero e ottenere una nevicata su cielo notturno. http://www.lapappadolce.net/fiocchi-di-neve

4) biglietti di auguri! Magari preparando un vassoio con tutto l’occorrente come suggerito qui http://educationofours.blogspot.com.au/2011/12/christmas-cooking-crafts-and-sensorial.html
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Buone feste!!!