L’orto danzante

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LIBERA-MENTE, Genitori Montessori Trento e ARTEDANZA presentano lo spettacolo “L’orto danzante” con il trio di danzatori: Ginevra Angeli, Massimo Di Benedetto e Fabrizio Bernardini

Tra “Incontri di Patate”, “Czarde dell’Orto”, “Odi al Cappuccio” e tante altre simpatiche situazioni, la performance racconta in maniera ironica e bizzarra la bellezza ed il valore dell’orto e dei suoi prodotti attraverso coreografie, testi e canzoni create ad hoc e rivolte ad una platea di piccoli e grandi.
L’evento nasce dalla collaborazione tra Libera-Mente e Artedanza con l’intento di riportare l’attenzione di grandi e piccini alle piccole meraviglie che la natura ci offre. Si pone inoltre come momento di apertura di una serie di iniziative che Libera-Mente sta organizzando per instaurare un dialogo con il quartiere e sostenere l’esperienza educativa Montessori plurilingue, unica in Trentino, presente all’Asilo Zanella per il secondo anno. L’educazione Montessori è una educazione alla pace, e l’obiettivo di Libera-Mente è di diffondere e condividere in città i valori di cui si fa portatrice: rispetto, amore per la bellezza e per la natura, apertura al mondo e a tutte le diverse culture.

Ingresso libero. È gradita un’offerta
Durata della performance: 25 minuti
Regia e coreografie: Fabrizio Bernardini asd Artedanza
Info:
Libera-Mente 347 5258440, https://montessoritrento.org/
Artedanza 338 3541468, http://artedanzatrento.it/

Eventi prossimi!

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Montessori e non solo
Appunti per un’altra educazione
Incontri aperti a tutti, workshops per insegnanti e genitori, laboratori per bambini

27 aprile, ore 17.30
Quinto Battista Borghi
Presidente di Fondazione Montessori Italia
Il segreto dell’infanzia: l’attualità del messaggio di Maria Montessori
per educare i bambini di oggi
Incontro allargato

16 maggio
Daniel Motta
Formatore e insegnante presso la Scuola Primaria Montessori di Bressanone
ore 13.30-16.30
Matematica montessoriana
Dalle mani al cervello
Workshop per insegnanti (e non solo) a numero chiuso (massimo 20 partecipanti).
“Ma le maestre ricordino sempre che per ogni materia ci deve essere lavoro manuale, pratico – è impensabile il cervello senza l’opera delle mani.” Mario Montessori

ore 17
Educazione per un mondo nuovo
Incontro allargato sull’educazione cosmica come proposta educativa per la scuola primaria.

23 maggio, ore 16
Sonia Coluccelli
Coordinatrice della Rete Scuole Montessori Alto Piemonte
Un’altra scuola è possibile?
Autori, esperienze e prospettive educative verso percorsi scolastici in ascolto dei bambini
Incontro allargato

5 giugno
Mario Bolognese
Poeta, scrittore e formatore
ore 13.30-16.30
Disegnare la vita su un foglio
Laboratorio creativo per genitori, insegnanti, educatori.
Workshop a numero chiuso
(massimo 20 partecipanti)

ore 17
Benessere e relazione con bambine e bambini attraverso i linguaggi simbolici della fiaba
Incontro allargato

Tutti gli incontri si terranno a Trento presso l’Asilo Zanella, via Tommaso Gar 1.

Per la partecipazione è necessario il tesseramento all’associazione Libera-Mente. Gradito un contributo.
Workshop del 16 maggio e del 5 giugno a pagamento: 20 euro a incontro, 35 euro per entrambi.
Posti limitati e su prenotazione.
Durante gli altri incontri, saranno attivati laboratori artistici e d’ispirazione montessoriana per bambini dai 3 ai 7 anni.
I laboratori avranno posti limitati, si raccomanda la prenotazione.
Costo laboratorio: 10 euro a bambino, 35 euro per tutti e 4 i laboratori. Angolo morbido per i più piccoli.
Informazioni e prenotazioni info@montessoritrento.org

Un piccolo respiro

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Un anno fa, c’erano due grandi pance, una neonata, un bel calendario di eventi, un sogno grande e bello, pochissime certezze.

Nel frattempo, ci sono stati discussioni, fatiche, notti insonni, grandi preoccupazioni, colloqui e riunioni innumeri, difficoltà, decisioni difficili, fiumi di parole scritte e dette, soddisfazioni indicibili, tanta gioia, tanti dubbi, un bel gruppone di famiglie che è un piacere vedere riunite. Venticinque bambini che hanno lavorato, giocato, riso, pianto, fatto tantissimi malanni, sporcato mani e faccine, corso, imparato e insegnato. Tante persone che ci hanno aiutato a costruire questo sogno, a dargli una casa e una forma, che è ancora ben lontano dall’essere perfetto ma che continua a darci la forza e la voglia di lavorare perchè possa continuare ad esistere.

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La fiducia nei bambini, la certezza di poter costruire insieme a loro un mondo migliore. Un piccolo respiro, un senso di gratitudine cosmica in questa bellissima primavera che sboccia.

(L’altra sera ci siamo trovati e abbiamo costruito una rete di colori e parole. Un bel momento. Quello che sento sempre, quando non sono sopraffatta dalla fatica del quotidiano, è gratitudine. Tanta. Grazie a tutti. Abbiamo sognato insieme, e il nostro sogno è ora molto reale. Grazie anche a chi ci segue da più lontano. Ogni aiuto è benvenuto, chè da fare c’è ancora tantissimo). Buona primavera.

La foglia Roland (liberamente tratta da “La foglia Muriel” di Leo Buscaglia)

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Una storia per raccontare la perdita ai bambini, con un sentito ringraziamento (con il consueto ritardo…) a zia Ida, a Marlene, a tutta la famiglia e un affettuoso pensiero per nonna Gina e, naturalmente, Roland. Grazie.

Roland, era questo il nome di quella splendida foglia sul Grande Faggio, il maestro centenario di tutti gli alberi di un giardino pubblico.

Alla sua nascita, Roland era proprio un minuscolo germoglio. Insieme ad altri germogli, era diventata grande e rigogliosa, prima ricoperta di un velo di peli, di un verde tenero e lucido e poi verde scuro.

Roland aveva una grande fortuna: era appesa ad grosso ramo vicino ad un altro albero, un acero. Aveva quindi la possibilità di allietarsi con le sue sorelle foglie di faggio, ma anche di ascoltare ed imparare la lingua delle sue vicine foglie di acero.

A Roland piaceva la sua posizione, talvolta si divertiva sul faggio e altre volte si allungava per giocare con le amiche foglie di acero. Lei stava bene con tutti e tutti le volevano bene.

Accanto c’era una foglia che si chiamava Andreas, che lei amava particolarmente. Era una foglia speciale, non era uguale alle altre, no, il suo margine non era dentato come di norma, era una foglia liscia. Attraverso il margine dentato le foglie potevano proteggersi, Andreas, no. Per questo Roland cercava di starle sempre vicino, per poterla aiutare in caso di bisogno.

Roland era molto attenta ai bisogni delle altre foglie, anche delle sue vicine foglie di acero.
Un giorno vide una foglia del vicino acero inzuppata di acqua e sofferente per questo. Era tutta piegata per il grande peso dell’acqua che doveva trasportare.

Roland chiamò subito la foglia saggia del suo albero, Ida. Lei avrebbe forse avuto un’idea per aiutare quella foglia. Insieme decisero di chiamare il vento e di chiedergli di soffiare forte su quella foglia. Così fu. Il vento arrivò e soffiò via l’acqua e la foglia sofferente si poté riposare.

Roland faceva parte delle foglie di quel grande faggio, sembravano tutte uguali, ma non lo erano. Osservate da vicino, tutte avevano una particolarità.
E’ vero, erano cresciute, su di loro insieme avevano danzato gocce di pioggia, aveva saltato la brezza mattutina e insieme si erano distese per nutrirsi di luce.

Roland era orgogliosa di essere una foglia, di stare con le sue sorelle e di avere delle amiche straniere vicine. La sua stagione preferita era stata l’estate, lì poteva chiacchierare a lungo con le sue amiche vicine foglie di acero e osservare ciò che facevano gli esseri umani in quel parco pubblico.

Una volta si era arrabbiata tanto a vedere che un bambino faceva la pipì proprio sul tronco del suo albero. Per fortuna la foglia saggia, Ida, le aveva spiegato che ai bambini spesso scappa la pipì di fretta e devono farla al più presto altrimenti si bagnerebbero le mutande e i pantaloni. Per questo Roland si rasserenò e perdonò quel bambino.

Presto l’estate finì e cominciò ad arrivare il vento freddo.

Roland non capiva cosa stesse succedendo, tutte le sue sorelle stavano cambiando colore: non erano più verde scuro, ma gialle, marroni e rossastre.

Chiamò subito la foglia saggia, Ida, e le chiese spiegazioni.
“Perché ora siamo di colore diverso, visto che siamo tutte foglie dello stesso albero?”
La foglia Ida saggiamente rispose: “ Caro Roland, ognuna di noi, seppur sullo stesso albero ha vissuto esperienze diverse, ha preso luce in una posizione diversa, ha succhiato la linfa in modo diverso e ha proiettato l’ombra in modo diverso. Come potremmo essere tutte uguali?”

Un giorno accadde una cosa strana, passo una brezza di vento e fece cadere una vecchia foglia che era lì attaccata da anni.
Roland chiamò ovviamente la foglia saggia: “Ida, cos’è successo a quella foglia, dov’è andata e perché si è staccata?”
Ida rispose: “E’ caduta a terra. Per ognuna di noi arriverà il tempo di andare altrove, ci staccheremo da qui e arriveremo al suolo. Dicono che questo si chiami morire.”

Roland si incuriosì: “Ma succederà a tutte, anche alle foglie vicine, quelle di acero?”
Ida rispose che era normale, che ogni foglia nata sarebbe ritornata alla terra.

Roland allora chiese: “Ma allora perché siamo nati?”
Ida sorridendo rispose: ”Per conoscere la Terra per conoscer gli effetti della Luna e del Sole, per imparare dalla vita, per danzare al vento e divertirci, per bagnarci sotto la pioggia e poi nutrirci con il calore del sole, per amare ed essere amati!”

Ad un certo punto arrivò un forte soffio di vento e Roland si staccò dal ramo. Roland non sentì male, fluttuò dolcemente verso il basso, tranquilla ed in silenzio.

Poco dopo la foglia Roland fu coperta di uno strato di neve.

Era arrivato l’inverno.

Quella neve la impregnò di acqua e la rese pesante, tanto pesante da farla immergere nel terreno. Roland aveva finalmente capito ora il suo scopo. era quello di nutrire le radici del Grande Faggio.

E proprio lì appoggiata a terra scoprì che si stavano già facendo tanti progetti per le nuove foglie che sarebbero cresciute in primavera.

Sul Grande Faggio, maestro centenario di tutti gli alberi di un giardino pubblico, in primavera, spuntò un germoglio, il suo nome era….

La libertà (e l’ambiente preparato)

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Il sistema di pensiero di Maria Montessori costituisce nel suo insieme un universo affascinante e vasto, in cui ogni elemento nasconde un oceano di possibili approfondimenti e di collegamenti con gli altri elementi del sistema. Questo “sistema” Montessori si basa su diversi elementi interconnessi, e a volte apparentemente in contraddizione l’uno con l’altro: l’importanza della libertà e la necessità pedagogica dell’ordine; il valore dell’autonomia e la crucialità della presenza dell’adulto; la rilevanza dell’individuale, creativo sviluppo e la rigidità di alcune prescrizioni didattiche. Questi paradossi non corrispondono a debolezze teoriche, ma definiscono la vitalità dell’approccio montessoriano.
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La libertà, in partcolare, è un cardine del pensiero montessoriano, di cui è difficile se non impossibile parlare senza collegarsi ad altri concetti. Inoltre, leggendo le parole di Maria Montessori spesso ci si imbatte in momenti apparentemente contraddittori; a volte sembra si parli di una libertà assoluta, altre di una disciplina quasi soffocante. Non a caso, diverse interpretazioni parziali del pensiero della Montessori hanno potuto dar vita ad esperimenti educativi agli antipodi, quasi anarchici o eccessivamente rigidi. Di nuovo, siamo di fronte a un processo dialettico, mai del tutto risolto, fra libertà e disciplina, spontaneità e ordine. D’altronde non ci può essere libertà vera senza disciplina. Tutta l’opera della Montessori è attraversata dal gioco dialettico fra questi due elementi; per questo è stato possibile che essa sia potuta piacere, seppur brevemente, al regime fascista, e al contempo venire bruciata dai nazisti, caso unico nel panorama pedagogico. “Salvo che la Montessori l’affronta senza filisteismo e con la più grande, autentica e coraggiosa disponibilità verso i diritti e l’autocostruirsi del bambino, non però disgiunta da saggezza” (Giacomo Cives).

Un elemento cruciale per comprendere il ruolo della libertà nell’universo montessoriano è l’ambiente. Non è possibile far fiorire la libertà del bambino al di fuori di un ambiente pensato appositamente per lui. La libertà montessoriana non nasce da pure esigenze didattiche, ma da imprescindibili bisogni vitali; essa può esprimersi solo in determinate condizioni: in un ambiente pensato, creato, curato, a misura non di un bambino ideale, ma precisamente del bambino che abbiamo davanti.
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Dopo la fase della normalizzazione, dal disordine emerge un ordine, in cui finalmente il bambino può godere della libertà che gli è necessaria al suo giusto sviluppo. Ricordandosi che non tutti i bambini arriveranno a questa fase contemporaneamente, e il delicatissimo ruolo dell’insegnante deve svolgersi con grande sensibilità, poiché molto diverso è l’approccio al bambino prima e dopo la normalizzazione. E quando tutti avranno sentito il richiamo di questa forza interiore, finalmente libera di esprimersi, nella classe “il bambino diviene calmo, radiosamente felice, occupato, dimentico di sé e di conseguenza indifferente ai premi o a ricompense materiali. Questi piccoli conquistatori di se stessi e del mondo che li circonda sono di fatto dei superuomini, i quali rivelano a noi la divina anima che è nell’uomo” (M. Montessori, Il segreto dell’infanzia). A volte la libertà dei bambini può estrinsecarsi in atti apparentemente “strani”, come le ripetizioni quasi infinite dello stesso esercizio- così i bambini rivelano un tratto spesso dimenticato, la loro incredibile capacità di concentrazione.

Perché questa possa emergere, sempre fondamentale è la qualità dell’ambiente, che deve essere sempre ordinato e attraente. L’insegnante deve conoscere i bisogni dei bambini, e provvedere a essi nella preparazione dell’ambiente, allo stesso tempo rimuovendo “gli ostacoli che possono creare un impedimento sulla via della perfezione”. (M. Montessori, La mente del bambino). Per questo a volte la Montessori ha descritto il miglior segno della riuscita del lavoro dell’insegnante la sensazione di non essere più necessario. Il suo ruolo, seppure defilato, è invece complesso e fondamentale. Agendo da tramite fra il bambino e l’ambiente, egli deve conoscerlo intimamente, in particolare conoscere perfettamente tutto il materiale, per sapere come meglio rispondere alle esigenze in evoluzione costante dei bambini. Senza mai correggerne gli errori, ma piuttosto ripetendo la presentazione del materiale, che è anche un momento importantissimo nella relazione a due e, secondo Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori, va studiata in ogni dettaglio. Questo lavoro presuppone una raffinata capacità di osservazione. Per poter permettere all’indole del bambino di dispiegarsi nella sua più autentica e profonda natura, per poter assistere al fiorire della sua autentica libertà, l’insegnante deve sapere, tramite osservazione sempre discreta e puntuale, esattamente a quale livello di sviluppo egli si trovi, per rimuovere gli ostacoli e proporre nuovi orizzonti. Secondo Montessori, l’insegnante “deve combinare scienza e arte: la scienza di conoscere la mente del bambino, e un metodo di educazione; e l’arte di riconoscere il grado di sviluppo in un bambino in un dato momento”, per questo, l’insegnante deve imparare “non a insegnare, ma piuttosto a osservare”. (Corso internazionale per insegnanti tenuto a Roma nel 1913).
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Nelle parole di Tiziana Pironi, la centralità dell’atteggiamento osservativo:

“implica un rovesciamento del rapporto maestro/allievo: è quest’ultimo che insegna e mostra come apprende. L’insegnante deve così apprendere la capacità di imparare a osservare, che lo porterà soprattutto a cambiare nei confronti di se stesso, esercitando un continuo controllo sulle proprie emozioni, stati d’animo, atteggiamenti. Si tratta, dunque, di un percorso autoriflessivo molto intenso e difficile, quasi un ‘noviziato’, che non può risolversi esclusivamente in una preparazione di tipo culturale”.

Dalla libertà, all’ambiente, all’osservazione, ai materiali… ogni cosa nel mondo Montessori ha un suo significato, e dialoga con le altre. Non dimentichiamo mai, però, il motore primo e l’obiettivo del nostro agire educativo: il bambino, proprio quello che abbiamo davanti, la liberazione del suo potenziale, la possibilità di essere la creatura meravigliosa che è. Libera, autonoma, sicura.

Un buon inizio

I nostri bimbi della primaria hanno cominciato il loro nuovo percorso.
Che emozione!
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Eccoli in cerchio con le maestre, nel piccolo momento dedicato all’accoglienza e al cerchio di benvenuto.
Un canto, la creazione di un mandala e un saluto sereno e sorridente ai genitori che si sono ritirati.
Vogliamo augurare loro tutto il meglio!

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Piccola favola di alcuni genitori di T.

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In principio, nella città di T., c’erano alcuni genitori che conoscevano – chi più, chi meno (chi proprio molto) – il lavoro che una intelligente signora di nome Maria aveva fatto sull’educazione dei bambini. Questa signora, che era anche un medico, aveva guardato i bambini uno a uno e aveva ragionato e pensato su un modo di dare loro la migliore educazione possibile. Aveva scoperto – pensate un po’ – che essendo i bimbi tutti unici e speciali, la migliore educazione possibile per loro era di guardarli, seguirli, aiutarli proprio UNO A UNO.
Questo era il grande segreto che aveva scoperto Maria (uno dei!).

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Un giorno questo gruppo di genitori, che aspettavano da tempo che nella loro città venisse utilizzato per i bambini il grande, immenso lavoro di Maria, pensarono:
“E se provassimo ad affrettare i tempi e ci ingegnassimo perché il metodo di Maria si cominci a utilizzare anche qui? I nostri bambini ne sarebbero molto contenti, noi ne saremmo molto contenti e poi qualche persona in più (oltre a quelle che già lo conoscevano e stavano lavorando perché venisse apprezzato!), potrebbe cominciare a capire che cosa ha fatto Maria, in che modo intelligente e pieno di giustizia ha guardato i bambini, cosa sia il metodo che lei ha creato per la scuola…”
Sapevano benissimo, quei genitori, che la cosa più bella sarebbe stato portare il lavoro di Maria a tutti bambini del mondo, ma pensarono che loro intanto potevano fare un piccolo passo perché questo avvenisse e pensarono anche che il loro piccolo passo unito ai piccoli (o grandi) passi di tanti altri che credevano nel lavoro di Maria, sicuramente a un certo punto avrebbe fatto la differenza.
Così, pensando di fare una cosa bella per i propri figli (perché sì, il gruppo di genitori era – appunto – di genitori e quindi era pronta a sacrificare molte delle sue energie in primis per i propri figli) e per tanti altri bambini, decise di affrontare una impresa quasi “favolesca”: aprire in pochi mesi una scuola dove i bimbi potessero imparare tante cose belle – perché è bello imparare – secondo gli insegnamenti di Maria.
Il gruppo di genitori si rimboccò le maniche e pieno di entusiasmo e di voglia di far-bene, partì di gran carriera, affrontando prove inenarrabili (gli mancò solo di salvare una principessa da un drago feroce!) perché voleva davvero che i bambini cominciassero ad avere l’opportunità di crescere aiutati dal metodo creato da Maria.

E sapete che successe?
Che dopo mille peripezie, il gruppo di genitori riuscì – pensate un po’! – ad aprire la scuolina che avevano sognato.

E adesso comincia il bello!