LINGUISTICAUTONOMAMENTE

LINGUISTICAUTONOMAMENTE

Plurilinguismo in ambiente scolastico ad indirizzo montessoriano

Il nostro ultimo incontro, dedicato a genitori, insegnanti e tutti gli interessati per parlare di multilinguismo in ambiente montessoriano

  • Venerdì 9 maggio 2014, ore 17:30
    Linguisticautonomamente
    Dott.ssa Gabriella Cretti e dott.ssa Elisabetta Stricca.
    Due insegnanti con formazione montessoriana della Scuola Primaria di San Giacomo (Istituto Comprensivo Laives 1 – BZ) raccontano un progetto in cui Montessori e CLIL si affiancano e dove l’incontro tra lingua e autonomia ha fatto la differenza!

Gli incontri si svolgeranno presso la libreria Erickson, via del Pioppeto 24, Gardolo, Trento

Ingresso libero. Gradito un contributo o il tesseramento all’associazione Libera-Mente.

Per informazioni, contattate:

Scaricate il volantino.

Eventi passati

Il 5° incontro “Alla scoperta del bambino” – Si chiude un ciclo, se ne apre (presto!) un altro.

Cari Genitori, Amici, Soci e Sostenitori tutti,

venerdì 11 aprile, sempre all’ATSM, dalle ore 20.30 costruiremo insieme alcuni materiali montessoriani da usare in famiglia. Con questo quinto incontro, dedicato solo agli adulti (i bambini, dato l’orario, li lasciamo a casa a fare la nanna!) si chiude il primo ciclo di iniziative organizzate da Libera-Mente, Genitori Montessori Trento.
  laboratori libera-mente 6apr (26) Abbiamo pensato di proporvi la realizzazione di uno tra due diversi materiali (forse anche 3 se ci sarà il tempo), rivolti a due diverse fasce di età.
Vi presenteremo inoltre un paio di opzioni facilmente realizzabili e utilizzabili in ambito domestico.
La serata sarà anche un’occasione per conoscerci meglio, discutere quanto abbiamo raccolto finora dai seminari e confrontarci sul tipo di scuola che desideriamo per i nostri figli.
Vi chiediamo ancora una volta di confermare la vostra presenza, a maggior ragione per questo incontro, perché dobbiamo quantificare i materiali che verranno utilizzati.laboratori libera-mente 6apr (20)
Vi anticipiamo, inoltre che Libera-Mente sta organizzando un altro ciclo di due incontri che vi comunicheremo a breve. Questa volta il tema sarà il plurilinguismo in ambito montessoriano.

Montessori in Famiglia – il quarto incontro

2 aprile 2014 645Anche se Maria Montessori scelse di non crescere il suo unico figlio, dedicò un lungo tempo ad osservare attentamente neonati e bambini piccoli, compresi i suoi nipotini, e giunse a delle conclusioni, soprattutto dopo gli anni passati in India, sorprendentemente in anticipo rispetto alla sua epoca. Cinquant’anni prima che pratica e scienza arrivassero a consigliarli, la Montessori capì che un parto dolce e rispettoso, la vicinanza costante della madre, l’allattamento a richiesta, persino la fascia potevano costituire la soluzione ottimale per rispettare i bisogni del bambino. Solo dopo essersi costruito una base sicura di attaccamento, infatti, il piccolo uomo può cominciare a sperimentare in autonomia; solo dopo essere certo di avere solide radici può cominciare a costruire le proprie ali.

I bisogni dei bambini sotto i tre anni sono semplici: quando cominciano a muoversi in autonomia, a quelli primari (compresa la vicinanza della mamma) si aggiunge l’esigenza di uno spazio sicuro da esplorare e sperimentare, mobili (lettino compreso) che possa utilizzare da solo, un’organizzazione che assicuri un certo ordine, l’assenza di pericoli, la mancanza di stimoli in eccesso. Un cassetto pieno di pentole e coperchi, un cestino dei tesori riempito con oggetti di uso quotidiano, un po’ più avanti una lavastoviglie da svuotare, i panni da stendere, qualche travaso: attività che possono divertire e stimolare i bambini, molto più di un box riempito di oggetti di plastica.

In famiglia il bambino, anche piccolo, ha diritto a partecipare alle attività comuni, a stare a tavola con i grandi, a assaggiare (dopo i sei mesi!) il cibo comune, a potersi muovere in libertà (ma anche a imparare subito le regole di casa). Il complesso e raffinato impianto di educazione sensoriale delle Case dei bambini montessoriane è una questione di educazione “scolastica”; non avrebbe senso pensare di proporlo a casa. I principi importanti da applicare fra le mura domestiche, però, sono gli stessi: il rispetto, l’amore, l’assenza di giudizi, premi o punizioni, un’osservazione amorevole che ci consenta di conoscere il nostro bambino, a prescindere dai nostri pregiudizi.

Per affrontare insieme queste fondamentali questioni, il quarto seminario del nostro percorso sarà tenuto da Chiara Visintainer, mamma di tre bimbi e maestra Montessori.

Vi aspettiamo!

La mente assorbente – Il terzo incontro

Il bambino è il costruttore dell’uomo, e non esiste uomo che non sia stato formato dal bambino che egli era una volta. (M.Montessori)

Per il terzo incontro del nostro percorso “alla scoperta del bambino”, a parlarci dei miracoli della mente assorbente, e di quanto è necessario fare (o non fare) per lasciarla libera di svilupparsi al meglio, ospiteremo Cristina Constantini. Formatrice, costruttrice di materiali, consulente pedagogica oltre che insegnante Montessori di lunga esperienza, la nostra relatrice ha per molti anni lavorato presso la scuola Montessori di Cortina (di cui potete trovare molte, bellissime immagini sul valido “Libertà e amore” di Elena Balsamo).

Come apprende un neonato? Non apprende niente che non gli venga insegnato, si potrebbe dire. Semplicemente sta, si lascia maneggiare e coccolare, viene nutrito da chi piano piano gli fa imparare quanto gli serve. Non è così; nei suoi primi due anni di vita quella piccola, fragile creaturina acquisisce, senza fatica apparente, senza bisogno che nessuno glielo insegni, capacità straordinarie: impara a camminare, a correre, a salire e scendere le scale; impara una o anche due lingue, assorbendone le strutture grammaticali con una perfezione che nessun periodo di studio successivo, per quanto “matto e disperatissimo”, potrà mai eguagliare.
Il miracolo dell’apprendimento infantile è stato descritto da Maria Montessori come “mente assorbente”. La Montessori, osservando i bambini liberi in un ambiente accuratamente preparato li aveva scoperti completamente diversi da come solitamente li si immaginava (e ancora oggi li si descrive): ordinati, collaborativi, amanti del lavoro e dello studio.

Durante gli ultimi anni della sua vita, e soprattutto durante il suo lungo soggiorno in India, si concentrò anche sui bimbi più piccoli e sui neonati, per capire la differenza fra le loro straordinarie capacità di apprendimento e la mente dell’adulto. A partire dai tre anni, il bambino cambia poiché si sviluppa la mente cosciente; è da allora, infatti, che cominciano i ricordi. I bambini da quest’epoca in poi, pur continuando ad “assorbire”, cominciano anche un lavoro di costruzione e perfezionamento coscienti, tanto più sereni quanto più adatto sarà l’ambiente che li circonda, e quanto meno gli adulti frapporranno ostacoli inutili al loro sviluppo.

L’ambiente – il nostro secondo incontro

Liberatosi dalla cattedra, sollevato dal dover parlare e straparlare, dal dover tenere tutti i bambini allo stesso ritmo e allo stesso livello, l’insegnante montessoriano ha soprattutto due compiti fondamentali: osservare i suoi bambini, conoscerli e vederli davvero, e prendersi cura dell’ambiente in cui si muovono, così che esso possa permettere loro quella libertà di scelta indispensabile all’autosviluppo e anche alla gioia. Un ambiente davvero a misura di bambino richiede la cura costante dell’adulto, la sua mano amorevole e attenta che sa come guidare i bambini quando si perdono, esortarli dolcemente, magari tramite lezioni indirette, ma soprattutto rispettarne il lavoro e la concentrazione.

Il ruolo che Maria Montessori affida all’insegnante è uno dei motivi di interesse più straordinari nel suo pensiero, e siamo felici di poter ascoltare proprio una di loro.

Domenica 16 marzo incontreremo Nadia Tamanini, una delle insegnanti della scuola Montessori del Colle sopra Bolzano, che ci mostrerà e ci racconterà come l’ambiente davvero speciale della sua scuola aiuti i bambini a crescere e imparare sereni. La scuola del Colle è un luogo unico, dove il pensiero di Maria Montessori si integra con altre suggestioni pedagogiche, per dare vita a un ambiente gioioso, ideale per chi ha una visione “olistica” della crescita infantile.

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L’ambiente montessoriano è gradevole, innanzitutto. Tutto è a portata di bambino, e i bambini stessi imparano a prendersene cura, a pulirlo, a tenerlo in ordine; così come a curarsi del giardino, se ce n’è uno, o delle piante. Ogni giorno, dentro quest’ambiente, ogni bambino sceglierà l’attività che “sa” più importante per il proprio sviluppo, in quel momento, e la svolgerà per tutto il tempo necessario. Per questo l’ambiente e  i materiali montessoriani sono così importanti: non sono sussidi didattici, ma veri e propri mezzi per l’autoeducazione che permettono l’autocontrollo dell’errore. L’insegnante, così, non deve correggere, perché è l’ambiente stesso a suggerire al bambino quando ha sbagliato. Il giudizio esterno non agisce più da motivazione per le azioni del bambino, che sviluppa così sicurezza e autostima. Ogni materiale è presente in un solo esemplare; anche questo è importante, poiché così è l’ambiente stesso a insegnare ai bambini il rispetto per gli altri, la pazienza, la collaborazione.

Mentre i genitori ascolteranno e discuteranno con Nadia, i bambini potranno esplorare l’angolo morbido, colorare, o sperimentare attività di vita pratica e attività in inglese nel nostro laboratorio. Se possibile, chiediamo a chi verrà con i bambini di arrivare qualche minuto prima, così da consentire loro di ambientarsi prima di separarsi dal genitore.

I posti per quest’incontro sono esauriti. Grazie a tutti per l’interesse dimostrato; chiediamo gentilmente a chi dovesse avere qualche problema di avvisare, così da consentirci di richiamare le persone a cui abbiamo dovuto dire di no. A domenica!

Sul nostro logo

cropped-logo-libera-mente003-copia.jpgCercavamo un logo per la nostra associazione… Noi, i grandi, ci davamo un gran daffare a cercare di recuperare qualche grafico/designer/artista amico, che gentilmente e gratuitamente si prestasse a creare “qualcosa” che ci rappresentasse.
Avrebbe dovuto essere – si diceva – un segno netto, incisivo, ma legato ai bambini… Qualcosa che rappresentasse la mente, lasciata libera che, con l’aiuto di una guida gentile, raggiunge una sua stabile, quieta, sicura conoscenza… Insomma, si diceva di tutto un po’, si cassava, si argomentava e si rilanciava l’ennesima idea, perché quando un gruppo di persone adulte fa un incontro per decidere un “simbolo” che lo rappresenti, si dicono un sacco di cose molte delle quali inutili e piene di superfetazioni… Si perde tanto tempo e si raggiunge un risultato decente solo con grande fatica: teste adulte troppo piene di pensieri, troppo confuse per acchiappare l’idea sottile ed effimera che passa e rapidamente se ne va.

Poi un giorno una di noi, un po’ presa dall’ansia da “mancanza di logo”, dice al suo bambino, che sa scrivere: “Senti, potresti scrivere su un foglio Libera-Mente e poi magari disegnarci sopra o vicino o dove vuoi qualcosa?” “Ma cosa, mamma?” “Proprio quello che vuoi… Fai tu!”
In due minuti o poco più riporta il foglio alla mamma e le dice: “Vedi mamma, questi sono dei camerieri che portano tutti dei piatti e il primo è lì che guarda per aria perché la L ha le ali e lui è sorpreso… E poi c’è questo cameriere [N.d.R: quello che porta il trattino tra le due parole] che porta una di quelle cose dei ristoranti che quando si toglie il coperchio dentro c’è il pollo… E sono tutti lì che corrono perché il ristorante è pieno…”

I bambini hanno delle idee fresche e meravigliose nelle loro teste, basta indicargli il sentiero… Porgere loro garbatamente tanti vassoi pieni tra cui scegliere per poter nutrire nella maniera migliore ciascuna delle loro menti… Il resto in gran parte lo fanno loro.

Ci piace pensare che questa sia una splendida metafora per ciò che vorremmo offrire ai nostri e ai vostri figli!

La salute del bambino; facile come una corsa lungo la spiaggia

mipresento01Cominciamo domenica 2 marzo ad andare Alla scoperta del Bambino, con il primo dei nostri seminari.

Desideriamo imparare a guardare ai bambini con occhi nuovi, che siano capaci di non separarne la mente dal corpo, che sappiano coglierne le miracolose capacità e rispettarne i ritmi vitali. Per questo abbiamo deciso di cominciare da un argomento solo apparentemente meno montessoriano: la loro salute. Ce ne parlerà la dottoressa Sabine Eck.

Maria Montessori di formazione era  medico ed è stata definita “an education phisician”, un medico dell’educazione. Lei stessa dice: “il mio lavoro è stato un contributo pratico alla ricerca di cure di cui ha bisogno l’anima del bambino”.

Ma non di solo anima si occupava Maria Montessori: forte era la sua convinzione che un certo stile di vita fisico, vissuto anche nelle ore scolastiche, potesse davvero riportare il bambino ad uno stato di “non patologia” , o meglio di salute, intesa come stato globale di benessere psicofisico, come ben spiega Elena Balsamo.
La possibilità di movimento libero, la presenza di motivi di attività nell’ambiente, portano i bambini a stare meglio e ad apprendere con più facilità. Ancora oggi, invece, la scuola che offriamo ai nostri bambini rischia di contorcerne il corpo e di conseguenza di indebolirne l’anima. Pensiamo alle lunghe ore passati seduti, al peso eccessivo di zaini e cartelle, alla scarsa illuminazione e lontananza dalla lavagna, pensiamo al mancato uso dei sensi, all’assenza di occasione per imparare a usare il corpo, al poco tempo libero passato a correre da un’attività all’altra, o fermi davanti a degli schermi.

La nostra relatrice, la dottoressa Sabine Eck, come medico guarda alla persona nella sua interezza: “con tutta la mia passione e ormai lunga esperienza cercò di curare la persona come un piccolo microcosmo che desidera tornare nel suo equilibrio”.
Il seminario è a posti limitati, per permettere una discussione che speriamo risulti proficua per tutti. Per i bambini più piccoli sarà allestito un angolo morbido, e ci saranno fasciatoio e angolo per l’allattamento; mentre i più grandi potranno fare un piccolissimo assaggio di approccio Montessori nel laboratorio a loro dedicato.

Vi aspettiamo!

Montessori per…caso

Quando ho appoggiato C. per terra, in quell’aula luminosa e tranquilla, l’ho vista trasformata. Già padrona di uno spazio che ancora non conosceva, autonoma nella scelta dei giochi, serena fiduciosa.

Lei aveva 7 mesi e mezzo e gattonava da poco, io mi ero appena trasferita in California e cercavo di ammazzare il tempo, di conoscere altre mamme e di fare qualcosa di utile per la mia bimba. Partecipavo a tutti i possibili gruppi e attività, e avevo deciso di provare anche questo gruppo gioco montessoriano per bimbi fino ai 18 mesi. Ed è stato amore a prima vista.

Non si faceva nulla di speciale, (stavamo lì, con due insegnanti montessori della scuola e i nostri bambini) eppure è stato speciale.

E’ stato speciale vedere come uno spazio organizzato e a misura di bambino facesse la differenza. Non c’erano mamme preoccupate che i bimbi si facessero male e i bambini si spostavano agilmente dagli scaffali alle scalette, dal materasso con vicino lo specchio all’area con i carrelli da spingere. La nostra tranquillità nel vederli “al sicuro” si rifletteva nel loro coraggio di esplorare e spingersi un po’ più lontano senza bisogno dell’adulto vicino.

E’ stato speciale vedere come a 7 mesi C. già sapeva scegliere i giochi che voleva. Ce n’erano pochi, esposti in ordine, accessibili. Le maestre intervenivano solo per dimostrare l’uso dei giochi più complicati, senza tante parole o enfasi, e poi lasciavano che i bambini provassero e riprovassero fino a scoprire il piacere di farcela da soli.

E’ stato speciale osservare C. che settimana dopo settimana ricercava proprio quel gioco lì, che la aspettava al suo posto. L’ordine le metteva tranquillità e dava sicurezza.

L’ho visto in pratica: il bambino libero di scegliere l’attività che vuole nei limiti di un ambiente strutturato e adatto, non è scatenato, ma impegnato e concentrato. L’ho visto quando abbiamo visitato poi la scuola, che lì va fino alle medie. Entravamo nelle pluriclassi in 10 genitori, e i bambini e i ragazzi non si distraevano. Non li incuriosivamo più di tanto, e di certo non da lasciare quello a cui stavano lavorando.

Ho incontrato il montessori così, per caso e per poco tempo, e mi ha affascinato.

Ora spero di poterlo offrire alle mie bimbe qui a Trento, per poter vedere quella sicurezza, tranquillità e soddisfazione nei loro sguardi tutti i giorni di ritorno da scuola.

La scuola che vorrei

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CHE SCUOLA SOGNATE PER I VOSTRI FIGLI?

Una mamma la sogna così, fateci sapere la scuola che voi vorreste.

La scuola che vorrei parte dai bisogni del bambino, lo osserva, lo lascia libero in un ambiente preparato con scrupolosa cura dalla mano amorevole di un’insegnante che fa il suo difficilissimo lavoro con rigore e passione, come uno scienziato, consapevole di avere tra le mani quanto di più prezioso esista. La scuola che vorrei non premia, non punisce, non da’ voti, non fa fare compiti e lavoretti ma mette i bambini nella condizione di scoprire qualcosa di meraviglioso e inaudito: che imparare è bellissimo. La scuola che vorrei non interrompe il lavoro di un bambino concentrato, non pretende che tutti desiderino o possano fare la stessa cosa nello stesso momento, ma rispetta i tempi di ciascuno, il lavoro individuale, nella certezza che da questo possano sbocciare rapporti sereni e sinceri, profondamente capaci di rispettare e far fiorire le differenze e le peculiarità di tutti. Nella scuola che vorrei non esistono i banchi, la campanella, dover chiedere permesso per alzarsi o andare in bagno; ognuno è libero di muoversi e di scegliere l’attività che preferisce, anche di non fare niente; con la consapevolezza che da questa libertà non nascerà il caos ma un ordine armonioso, grazie alla preparazione dell’ambiente, al controllo dell’errore insito nei materiali, al ruolo attento ma defilato dell’insegnante.

Nella scuola che vorrei la matematica non fa paura, ma affascina potendo mostrare a ognuno il suo aspetto profondo di creatività e logica. Nella scuola che vorrei tutto può essere studiato, il mondo è entusiasmante oggetto di scoperta. La storia non è una sfilza insulsa di date e battaglie, ma la rievocazione epica delle conquiste dell’umanità, dalla scrittura ai viaggi spaziali. La musica è un linguaggio importante quanto gli altri. Le lingue non si imparano ricopiando vocaboli sui quaderni, ma usandole come la materia viva che sono. Mettendo al centro il bambino, la scuola che vorrei riesce in un’unica aula a mettere insieme educazione alla pace, al rispetto dell’ambiente, amore per la scienza e la possibilità di un apprendimento autentico, perché basato sull’interesse e non sull’imposizione.

La scuola che vorrei è graziosa, con mobili piccoli e maneggevoli, una casa per i bambini che da soli imparino a prendersene cura. Con piccoli gesti quotidiani, pulire, riordinare, allacciare, servire a tavola e tante altre attività “di vita pratica”, i bambini imparano a prendersi cura di sé e del proprio ambiente, a diventare sicuri e autonomi, a sviluppare una buona coordinazione motoria. La scuola che vorrei ha anche un bel giardino e un orto, dove seminare, aspettare e raccogliere. Non c’è bisogno, invece, di una palestra in cui potersi muovere solo a un’ora prestabilita, perché l’occasione di alzarsi, di controllare i movimenti, di educare tutti i sensi è continua. Mi piacerebbe invece, magari nelle ore del pomeriggio, poter offrire ai bambini la presenza di un insegnante di yoga, o di teatro, diverse attività che possano essere offerte alla scelta dei bambini, mai imposti. Mi piacerebbe anche che gli orari fossero flessibili, per venire incontro alle esigenze delle famiglie, e che venissero proposti pasti salutari, magari anche coinvolgendo i bambini nella loro preparazione, almeno di tanto in tanto.

Nella scuola che vorrei i bambini sono concentrati, soddisfatti, rispettati: felici. Impareranno tante cose, a scrivere, a far di conto, ma soprattutto sapranno di essere unici e importanti, diversi da tutti e speciali, e manterranno intatto l’amore per il sapere e il saper fare bene, che scelgano di diventare cardiochirurghi o carpentieri.

La scuola che vorrei, sembra incredibile, l’aveva sognata Maria Montessori più di un secolo fa ed è già stata realizzata in tante parti del mondo. Funziona meravigliosamente, eppure è molto diversa dalle scuole che normalmente offriamo ai nostri figli. Un giorno, vorrei che a tutti i bambini fosse data la possibilità di frequentare una scuola così. Per oggi, cominciamo dai bambini di Trento.