Di capricci, amore incondizionato e “mindfulness”

(Sì, aspettavate tutti con ansia e impazienza la seconda puntata sulla vita della nostra. Arriverà.)

Guardando le mie bambine, mi chiedo a volte se l’amore che provo per loro sia uguale. Ma come potrebbe esserlo? A parte le enormi differenze di carattere, preferenze, personalità, è davvero possibile amare allo stesso modo un neonato, un bambino ancora troppo piccolo per essere grande ma troppo grande per essere piccolo, e uno che potrebbe sembrare un adulto in miniatura, se non fosse assorbito in un mondo a volte totalmente strampalato? Al di là delle differenze fra di loro come persone, mi rendo conto che è diverso anche l’atteggiamento che ho io di fronte a loro, soprattutto nei momenti difficili.

La qualità di amore che riusciamo a provare per i neonati è speciale. Che ci tengano svegli tutta la notte, ci mordano ferocemente mentre li allattiamo, ci tirino i capelli, strillino ininterrottamente per ore: nulla sembra capace di suscitare rabbia in noi, innamorati della loro innocenza, della loro natura, della loro dipendenza da noi. A un certo punto, però, questa magia finisce. Arriva un momento in cui non riusciamo più ad accettare i bisogni dei nostri bambini, in cui sentiamo di dover cominciare a insegnare loro la disciplina e allora, da qualche parte dentro di noi, nasce la rabbia. I bambini, da parte loro, ci sfidano, cercando di capire cosa è consentito e cosa no, testando il terreno per capirne la solidità. Ed è davvero difficile restare sereni e centrati, c’è spesso in agguato un mostro che urla, vorrebbe punire, impazzisce all’idea di non riuscire a controllare le reazioni di quella creatura che improvvisamente non sembra più così innocente, ma che anzi pare volerci sfidare al solo fine di trovare i nostri limiti.

mind-full (immagine dal sito http://www.enthusiasticbuddhist.com)

Anche perché è dura cercare di dare le giuste attenzioni a diversi bambini, mentre la casa sembra aver appena esperito il passaggio di un uragano e qualcosa bisognerà pur fare per cena?! Davanti al pianto di un neonato tutto passa in secondo piano, ma quando quel neonato è cresciuto vogliamo (a volte anche giustamente) che le nostre esigenze tornino ad essere considerate.

Per me è molto difficile trovare quello stato di “mindfulness” , di connessione con la parte più profonda di me stessa che mi metta in condizione di stare nel momento presente, di connettermi con le mie bambine, di capire cosa è davvero importante e cosa può aspettare. Anche perché sono stata sfortunata, non ho frequentato una scuola Montessori dove l’avrei potuto imparare sin da piccola… Però voglio ricordarmi, stasera e ogni qual volta mi sarà possibile, di avere fiducia nella natura delle mie bambine. E quando continuano a fare qualcosa che per me è inaccettabile, sapere e capire che non sono loro, a dover cambiare, ma le condizioni esterne, l’ambiente e, tante volte, io. Sono io l’adulto, io la responsabile del clima che si respira nella mia casa.

Queste, credo, sono le due lezioni più importanti di Maria Montessori: la fiducia nel bambino e il dono prezioso della presenza, della concentrazione, della “mindfulness”, che cerchiamo di dare loro sin da piccoli in una scuola Montessori, ma che possiamo cercare di imparare anche noi adulti.

La vita di Maria Montessori- prima parte

Ci sono moltissimi argomenti sui quali da tempo medito di scrivere, ma stasera ho deciso di condividere qualche dato interessante e qualche pensiero sulla vita della nostra indiscussa eroina, Maria Montessori. Anche nella sua biografia la nostra si contraddistingue per scelte mai scontate, colpi di scena, decisioni eterodosse. Cominceremo con una panoramica dei primi passi della sua opera, dagli studi all’apertura della prima Casa dei bambini. Ecco allora alcune cosa che forse non sapete di Maria Montessori!

1) Tanto per cominciare, pur destinata a diventare una delle figure più importanti nel panorama pedagogico internazionale, Maria giunse piuttosto tardi al mondo dell’educazione, al temine di un viaggio accidentato, coraggioso e caratterizzato dall’alternarsi di esperienze apparentemente molto diverse tra loro. Per ironia della sorte, il cammino che porterà Maria Montessori alla pedagogia prende l’avvio dal netto rifiuto di un percorso di studi superiori finalizzato all’insegnamento. All’epoca, una delle poche vie percorribili per le ragazze che volevano accedere all’istruzione superiore era quella della formazione per divenire maestre. Di fronte a questa prospettiva, tuttavia, la giovane Maria Montessori oppose un netto rifiuto e ottenne di poter frequentare una scuola tecnica. E proprio questo simbolico iniziale rifiuto della pedagogia a lei contemporanea ha permesso a Maria Montessori di iniziare quel percorso di formazione eclettico e non convenzionale sul quale si fonderà il proprio originale metodo pedagogico.
mm giovane

2) Non fu la prima donna italiana a laurearsi in medicina, come a volte si legge. Ma inizialmente avrebbe voluto studiare ingegneria! Nata a Chiaravalle (An) nel 1870 da una famiglia di buona borghesia, trasferitasi a Roma nel 1875; bambina vivace, interessata inizialmente alla recitazione, già nella scelta degli studi superiori Maria si era distinta, decidendo di frequentare un istituto, il Leonardo da Vinci, prevalentemente maschile. Dopo la maturità tecnica, conseguita con una buona votazione, la decisione iniziale avrebbe portato Montessori a studiare ingegneria, ramo quasi inedito per le donne dell’epoca. Tuttavia, misteriosamente ella cambiò idea, scegliendo invece la facoltà di medicina. Non che questa fosse una carriera più facile per una donna, allora. Anzi, sebbene l’indicazione frequentemente riportata che vorrebbe la Montessori prima donna medico del regno d’Italia non sia corretta, comunque prima di lei le donne laureate non erano state molte, e nel suo corso lei era effettivamente l’unica donna. Come ci ricorda Grazia Honegger Fresco, “Fino al 1896, anno di laurea della Montessori, le laureate in Italia in vari settori furono in tutto sedici contro migliaia di uomini”. L’esordio della Montessori agli studi universitari non fu semplice, e Maria dovette battersi anche per ottenere di potersi iscrivere a Medicina. E una volta ammessa, pur potendo assistere alle lezioni di importanti personalità che avranno un’influenza importante sullo sviluppo del suo pensiero, la giovane Maria dovette confrontarsi con un ambiente estremamente ostile. Non doveva essere facile entrare per ultima a ogni lezione, (era considerato sconveniente che, in quanto donna, entrasse in un’aula prima che tutti gli altri studenti fossero seduti) restare sempre isolata, dover continuamente combattere contro i pregiudizi di professori e colleghi studenti. L’impatto con l’anatomia si rivelò particolarmente difficile e impegnativo. In una lettera del 1896, la Montessori ripercorre con dovizia di dettagli gli sforzi che le erano richiesti per confrontarsi con i corpi nudi dei cadaveri da studiare. Per una donna, le convenienze sociali e l’educazione ricevuta rendevano l’impresa quasi impossibile. Maria combatté la sua repulsione, pagando un uomo perché fumasse mentre lei sezionava i cadaveri. Superò tutti gli ostacoli, e ottenne premi, onori, riconoscimenti.
Prima della laurea, la Montessori cominciò a frequentare le lezioni di clinica psichiatrica di Clodomiro Bonfigli, altro docente destinato ad esercitare una grande influenza su di lei. In quell’anno l’intero corso di Clinica Psichiatrica fu dedicato dal Bonfigli, particolarmente interessato al problema dei bambini “deficienti”, al rapporto tra educazione infantile e malattia mentale; veniva ribadita l’importanza, per i bambini, di ricevere una congrua educazione che permettesse un “sano” sviluppo del carattere e del senso morale. “Finalmente una Medicina che, più vicina all’ideale che andava maturando sempre più la giovane Montessori, si occupava non solo del corpo, ma ‘andava verso’ la persona proponendosi come una delle possibili risposte non solo contro le malattie, ma anche per contrastare la miseria e la povertà che ancora interessavano larghe masse del Regno d’Italia.”

3) Riuscì a far passare brillantemente gli esami a bambini che prima di lei erano considerati “ineducabili”.
Dopo la laurea, Maria cominciò ad esercitare la professione di medico, distinguendosi per la sua passione e attenzione per i pazienti, ma cominciando a conquistarsi anche una certa fama per il grande impegno che profondeva nel diffondere e difendere le proprie idee sul femminismo, la questione sociale, e la necessità di promuovere l’educazione dei bambini allora definiti “deficienti” o “frenastenici”, considerati ineducabili, spesso abbandonati dalle famiglie e dimenticati per sempre nei manicomi. Fu proprio l’incontro con questi bambini, rinchiusi nell’ospedale psichiatrico di Roma, una delle radici della “scoperta del bambino” che avrebbe cambiato per sempre la vita di Maria, e la storia della pedagogia. È molto noto l’episodio narrato da Anna Maria Maccheroni, una delle più fedeli allieve della Dottoressa: i piccoli erano definiti dalla loro sorvegliante “sudici e golosi”, giacché si gettavano a terra per raccogliere le briciole cadute appena finito di mangiare. Montessori si sarebbe avveduta come nella stanza non ci fosse null’altro per poter utilizzare le mani. L’affollarsi dei bambini sulle briciole, dunque, non andava interpretato come segno di sciatteria, ma come grido di aiuto di quelle piccole intelligenze trascurate.
montessori insegnante
A fine dicembre 1899, una cinquantina di bambini furono trasferiti dal manicomio al nuovo istituto di via dei Volsci, dove Montessori cominciò le sue sperimentazioni, lavorando con loro anche 11 ore al giorno, coadiuvata dal materiale di Séguin, che aveva studiato in prima persona in Francia, e dai materiali che stava ideando e facendosi costruire. Dal 1899 al 1901 Montessori avrebbe passato ogni momento libero con i bambini. Alcuni di essi riuscirono a superare gli esami di licenza elementare con risultati migliori dei bambini “normali”.

4) Ebbe una sola storia d’amore, finita male, da cui nacque un figlio…
C’è però un’altra spinta profonda dietro alla “scoperta del bambino”: la nascita e l’abbandono del figlio Mario, nato nel 1898 dalla relazione con il collega Mario Montesano, la sola di cui si abbia notizia nella vita di Maria Montessori. Cresciuto da una balia e poi in collegio, Mario non vide la madre che occasionalmente fino al 1913, quando ella lo prese con sé. Da allora i due avrebbero vissuto sempre a stretto contatto, e Mario Montessori si sarebbe rivelato il più stretto e fedele collaboratore della madre. (Fu nel 1950 che un decreto dell’allora Presidente della Repubblica De Nicola lo autorizzò ad utilizzare anche il cognome della madre, che però, fino alla morte, lo avrebbe sempre presentato come un nipote). Della gravidanza, del parto, della rottura con Montesano, della scelta di separarsi dal figlio non sappiamo assolutamente nulla. Possiamo immaginare che la scelta di tenerlo nascosto fosse l’unica compatibile con il desiderio di continuare il proprio percorso professionale, e possiamo solo immaginare l’enorme dolore di questa maternità negata, che nel 1901 portò Maria Montessori ad abbandonare le sue cariche e la professione della medicina per iscriversi nuovamente all’università.

5) Dopo un’inizio di carriera folgorante, lasciò tutto e si iscrisse di nuovo all’Università.
Trentenne, celebre, affermata, Montessori ricominciò a studiare. “Fu il suo primo vero progetto educativo- l’educazione di se stessa”, secondo Rita Kramer, la più esauriente biografa della Dottoressa. Studiò Filosofia, visitò numerose scuole elementari. Visse una crisi profonda, che la spinse ad avvicinarsi alla teosofia, ma anche a ritirarsi per un periodo di meditazione presso un convento.
mariaemario
Da questi anni silenziosi, di studio Maria uscì con la convinzione che quanto scoperto nell’educazione dei bambini nei manicomi poteva con successo essere applicato anche ai bambini “normali”. La sua grande occasione arrivò grazie all’imprenditore Edoardo Talamo, direttore dell’Istituto romano dei Beni Stabili, che varò un progetto di riammodernamento di case popolari nel quartiere di San Lorenzo.

6) La prima Casa dei bambini fu il risultato di una serie di coincidenze fortunate.
Il 6 gennaio 1907 fu inaugurata quella che, su suggerimento della giornalista Olga Lodi, si sarebbe chiamata “casa dei bambini”. Montessori avrebbe usato questo spazio, una stanza unica, piuttosto grande, arredata con mobilio fatto costruire appositamente, leggero e a misura di bambino, in cui si trovavano i materiali costruiti sino ad allora, come un laboratorio. Pur senza averne precedente esperienza, Montessori riuscì a creare un ambiente ideale per bambini piccoli, perfetto per osservarne le reazioni spontanee. La maestra, Candida Nuccitelli, pare fosse la figlia del custode del caseggiato e aveva, più che altro, il compito di osservare i bambini. A lei, come alle altre che l’avrebbero seguita, venivano impartite poche, ferme istruzioni, decisamente diverse da quanto ci si aspettava, allora come oggi, da una maestra: intervenire solo in seguito a un’osservazione attenta, non disturbare il bambino intento, non punirlo né premiarlo. Presto la maestra riferì a Montessori, inizialmente incredula, che i bambini lavoravano da soli. L’esperimento fu un grande successo, e in breve tempo fu aperta un’altra casa a San Lorenzo, poi, nel 1908, sotto gli auspici dell’Umanitaria la prima di Milano (gestita da Anna Maria Maccheroni) e nel 1909 la quarta, quella di via Giusti a Roma, presso le suore francescane, che ospitava gli orfani del terremoto di Messina. Nell’ambiente accuratamente preparato delle case dei bambini, Montessori scoprì bambini molto diversi da come venivano solitamente dipinti; per nulla capricciosi, essi si rivelarono attenti, scrupolosi, capaci di un livello di concentrazione inaspettato. Lei definisce questo processo “normalizzazione”: sotto al suo impulso i bambini cominciarono persino a leggere e a scrivere, spontaneamente, grazie al lavoro fatto in autonomia con gli alfabetari mobili e le lettere smerigliate.
Fu proprio quest’esplosione della lettura e scrittura, spontanea, intorno ai quattro anni, ad assicurare l’immenso interesse del pubblico e della stampa per l’esperimento montessoriano. Già in quei primi anni si assisteva alla nascita di un vero e proprio movimento montessoriano, che da San Lorenzo avrebbe presto cominciato a diffondersi nel mondo. I suoi pilastri erano il rispetto del lavoro individuale, l’ambiente maestro, accuratamente preparato, la riduzione dell’intervento dell’adulto, l’uso di materiale che consentisse l’autocorrezione degli errori, la collaborazione fra bambini di età diversa, l’importanza dell’educazione sensoriale e degli esercizi di vita pratica. Nel 1909 Montessori si ritirò a Città di Castello, presso i baroni Franchetti, grandi sostenitori della sua opera, dove scrisse il suo Metodo e tenne il primo corso Montessori per insegnanti.

sanlorenzo
Nella foto, un’immagine della prima Casa dei bambini. Nella prossima puntata, il successo planetario, i rapporti con cattolicesimo e fascismo, i viaggi…

La normalizzazione

Una parola non tanto eufonica, “normalizzazione”, ci descrive un momento chiave in una classe Montessori. Prima di poter godere della loro libertà, possibile grazie all’accurata preparazione dell’ambiente, al ruolo discreto ma cruciale dell’insegnante, alla presenza dei materiali di autosviluppo, i bambini hanno bisogno di un iniziale periodo di adattamento, di apprendimento dello spazio e dei tempi nuovi, di acquisizione di fiducia in se stessi, nell’ambiente, di conoscenza dell’adulto responsabile, che a volte è il primo dopo la mamma a prendersi cura di loro. In questa fase inziale, la classe e il lavoro che vi si svolge possono essere anche molto diversi da come diventeranno in seguito. Anche i bambini arrivano nella scuola Montessori diversi da come diventeranno, prima che sia avvenuto quel cruciale processo di normalizzazione che solo potrà rivelarne la vera natura. Solo in seguito, ci dice Maria Montessori, “l’educazione è possibile”. Prima, i bambini saranno disordinati, chiassosi, incapaci di concentrazione. In questa fase iniziale, anche l’insegnante agirà in maniera diversa, più attiva, interverrà direttamente, proteggendo così anche la concentrazione dei bambini mano a mano che essa si produce. Maria Montessori non diede mai indicazioni esplicite su come concretamente dovesse svolgersi il lavoro dell’insegnante con i bambini ancora non “normalizzati”. Troviamo diversi suggerimenti in diverse parti della sua opera.

via giusti

Nel corso internazionale di formazione tenuto a Londra nel 1946, ad esempio, si raccomanda di non “punire, rimproverare o ammonire quando poniamo fine a un cattivo comportamento”, ma piuttosto di proporre al bambino “di andare a raccogliere fiori nel giardino, o offrire un gioco o qualsiasi occupazione che possa interessarlo”. Anche proporre piccole competizioni può funzionare, con la consapevolezza che in seguito lo spirito competitivo, in sé di ostacolo allo sviluppo, svanirà una volta conquistata la normalizzazione. Nel 1952, invece, ne La mente del bambino, menziona anche la possibilità di rimproverare o alzare la voce, anche se suggerisce, di preferenza, la possibilità di proporre attività collettive o esercizi preparatori “come riporre sedie e tavoli in silenzio, disporre una fila di sedie e sedervisi, correre da un capo all’altro della classe in punta dei piedi, piccoli esercizi di vita pratica”. In questa fase, in ogni caso, la maestra è chiamata a lodare o esortare il bambino. Ancora, ella potrà “valersi di poesie, rime, racconti”, ricordandosi che “una insegnante vivace attrae più di un’altra che non lo è e tutte possono essere vivaci se lo vogliono”. Un altro suggerimento è quello di prestare “un particolare e affettuoso interesse verso il bambino turbolento”. Sempre, però, va tenuto in mente l’avvertimento della Dottoressa: “Non temete di distruggere il male: soltanto il bene dobbiamo temere di distruggere”.

g1_u28942_a_maria_montessori_1

D’altronde, la riflessione pedagogica montessoriana si era avviata nel contesto dell’educazione dei bambini “ortofrenici”, di fronte ai quali il maestro doveva avere un ruolo decisamente attivo, quello del “suggestionatore”: “il maestro deve possedere un forte potere suggestivo, che potrà acquistare parzialmente con arte. Il maestro dovrebbe essere fisicamente bello, di imponente persona; dovrebbe avere una voce limpida, modulata; un potente sguardo, energico il gesto e espressiva la mimica del volto”. Un maestro, dunque, che deve saper comandare e farsi ubbidire. Nel corso del tempo, più che a un’evoluzione del pensiero montessoriano, assistiamo in effetti a un’oscillazione dinamica fra due poli, fra il maestro umile che lascia spazio alla potenza creatrice del bambino e l’insegnante autorevole, solo responsabile di quanto avviene nella sua aula. Ancora nel 1916, ne l’Autoeducazione, la figura magistrale viene esaltata in tutta la sua importanza, visto che è “il maestro che deve formare l’allievo: nelle sue mani sta lo sviluppo dell’intelligenza e la coltura dei bambini […] tutto è opera direttamente sua [… ] il creatore è il maestro”. Altri passaggi, precedenti e successivi, esaltano invece il potenziale autonomo di apprendimento del bambino. È necessaria una comprensione profonda dell’idea del bambino “scoperta” da Maria Montessori col suo lavoro, perché il maestro sia in grado di districarsi con successo fra quanto è necessario e il superfluo.

DSC00329

All’inizio, in ogni caso, il lavoro del maestro e del bambino saranno diversi. Ne La mente del bambino la Montessori si sofferma a lungo su questo passaggio, delineando con precisione i problemi cui si trova di fronte la maestra ancora inesperta, ma “piena di entusiasmo e di fede in questa interiore disciplina, che dovrebbe svilupparsi in una piccola comunità”.
Dobbiamo aver presente che il fenomeno della disciplina interiore è qualcosa che deve compiersi e non qualcosa di preesistente. Nostro compito è di guidare sulla via della disciplina […] Il felice compito dell’insegnante è di mostrare la via alla perfezione, provvedendo i mezzi e rimuovendo gli ostacoli, a cominciare da quello che essa stessa può opporre: perché l’insegnante può essere un grandissimo ostacolo. Se la disciplina fosse preesistente, il nostro lavoro non sarebbe necessario.
Una volta avvenuta la normalizzazione, libertà e disciplina andranno naturalmente a braccetto. A quel punto, saranno i bambini i protagonisti del lavoro in aula. Correggere e impartire insegnamenti, infatti, non è il ruolo dell’insegnante montessoriano, che deve avere chiaro il principio di non dover “insegnare concetti per mezzo dei materiali, né persuadere il bambino a usarli senza commettere errori, chiedendogli di finire ‘bene’ qualsiasi lavoro abbia intrapreso”. Il materiale non rappresenta “un ausilio didattico” ma piuttosto un mezzo per realizzare autonomamente il proprio sviluppo interiore. Con fiducia e amore, con pazienza e rispetto, il lavoro dell’insegnante e l’influenza dell’ambiente faranno sì che, a uno a uno, i bambini che si avvicinano per la prima volta ad un ambiente montessoriano si “normalizzeranno”. Solo allora sarà possibile assistere, come si assiste da più di un secolo, in tutto il mondo, al meraviglioso dispiegarsi di tutte le potenzialità di gentilezza, concentrazione, intelligenza presenti in ogni bambino. Ogni genitore lo sa, ma è stata Maria Montessori a rivelarlo al mondo. I nostri bambini sono creature splendide, e sta a noi la responsabilità di circondarli dell’ambiente giusto perché tutte le loro meravigliose qualità possano esprimersi al meglio.

DSCN1464

Un buon inizio

I nostri bimbi della primaria hanno cominciato il loro nuovo percorso.
Che emozione!
DSCN2481

Eccoli in cerchio con le maestre, nel piccolo momento dedicato all’accoglienza e al cerchio di benvenuto.
Un canto, la creazione di un mandala e un saluto sereno e sorridente ai genitori che si sono ritirati.
Vogliamo augurare loro tutto il meglio!

DSCN2488

Piccola favola di alcuni genitori di T.

3216391956_ec121f482b

In principio, nella città di T., c’erano alcuni genitori che conoscevano – chi più, chi meno (chi proprio molto) – il lavoro che una intelligente signora di nome Maria aveva fatto sull’educazione dei bambini. Questa signora, che era anche un medico, aveva guardato i bambini uno a uno e aveva ragionato e pensato su un modo di dare loro la migliore educazione possibile. Aveva scoperto – pensate un po’ – che essendo i bimbi tutti unici e speciali, la migliore educazione possibile per loro era di guardarli, seguirli, aiutarli proprio UNO A UNO.
Questo era il grande segreto che aveva scoperto Maria (uno dei!).

laboratori libera-mente 6apr (26)

Un giorno questo gruppo di genitori, che aspettavano da tempo che nella loro città venisse utilizzato per i bambini il grande, immenso lavoro di Maria, pensarono:
“E se provassimo ad affrettare i tempi e ci ingegnassimo perché il metodo di Maria si cominci a utilizzare anche qui? I nostri bambini ne sarebbero molto contenti, noi ne saremmo molto contenti e poi qualche persona in più (oltre a quelle che già lo conoscevano e stavano lavorando perché venisse apprezzato!), potrebbe cominciare a capire che cosa ha fatto Maria, in che modo intelligente e pieno di giustizia ha guardato i bambini, cosa sia il metodo che lei ha creato per la scuola…”
Sapevano benissimo, quei genitori, che la cosa più bella sarebbe stato portare il lavoro di Maria a tutti bambini del mondo, ma pensarono che loro intanto potevano fare un piccolo passo perché questo avvenisse e pensarono anche che il loro piccolo passo unito ai piccoli (o grandi) passi di tanti altri che credevano nel lavoro di Maria, sicuramente a un certo punto avrebbe fatto la differenza.
Così, pensando di fare una cosa bella per i propri figli (perché sì, il gruppo di genitori era – appunto – di genitori e quindi era pronta a sacrificare molte delle sue energie in primis per i propri figli) e per tanti altri bambini, decise di affrontare una impresa quasi “favolesca”: aprire in pochi mesi una scuola dove i bimbi potessero imparare tante cose belle – perché è bello imparare – secondo gli insegnamenti di Maria.
Il gruppo di genitori si rimboccò le maniche e pieno di entusiasmo e di voglia di far-bene, partì di gran carriera, affrontando prove inenarrabili (gli mancò solo di salvare una principessa da un drago feroce!) perché voleva davvero che i bambini cominciassero ad avere l’opportunità di crescere aiutati dal metodo creato da Maria.

E sapete che successe?
Che dopo mille peripezie, il gruppo di genitori riuscì – pensate un po’! – ad aprire la scuolina che avevano sognato.

E adesso comincia il bello!

L’unione fa la forza (e buon compleanno a Maria Montessori!)

DSC00343

Solo negli ultimi giorni (se ripeschiamo il passato la lista potrebbe essere lunga chilometri):

– Papà T ha dipinto le aule
– I papà C e W hanno spostato e coperto mobili
– Le mamme S e C si sono cammellate un centinaio di chili di materiali montessoriani in giro per la città
– I papà F, A e A hanno fatto baby-sitting sfrenato per i propri e altrui figli per permettere alle mamme di lavorare sulla scuola
– A, N e M e tutte le maestre dell’asilo Zanella sono stati carini, accoglienti e disponibili su ogni cosa
– M, N e A hanno allestito la prima aula
– Mamma S ha parlato con tutte le famiglie e le ha illuminate su tutto il possibile e ha continuato a essere lo sprone per tutti noi
– Mamma M ci ha trovato un sacco di scatole che ci possono servire e ci ha fatto dei bei “quadernini” di matematica
– Mamma C si è sbattuta per cercare i materiali per la vita pratica, oltreché essere la nostra “anima didattica”
-N e M sono andate lontano lontano per continuare a imparare
– Papà A e nonna A hanno fatto i telai delle allacciature
– Mamma C ha fatto la stanga delle lettere (e la deve ancora finire!)
– P ci ha regalato due mobili bellissimi
– Mamma F ha fatto tantissimo e ci dispiace molto che la vita l’abbia portata altrove (ma è sempre con noi)
– Tanti (persino qualche autorità) ci hanno espresso e mandato il loro sostegno in mille modi diversi 🙂

DSC00341

Preferiamo non scrivere “grazie”.
Vogliamo piuttosto dirvi che domani, lunedì 1° settembre 2014, presso l’Asilo Zanella apre la prima realtà educativa plurilingue ad ispirazione montessoriana a Trento.
Questo, secondo noi, vale più di mille ringraziamenti.

DSC00353

Grazie!

DSCN2023

Cari Tutti,
avremmo voluto scrivere questo post già la sera del 23 luglio, ma la stanchezza, il crollo dell’adrenalina e le mille incombenze lasciate da parte che ci hanno sommerso, ci hanno fatto perdere tempo.
Vogliamo ringraziarvi! Tanto!
Grazie a tutti quelli che sono venuti: un numero di persone incredibile… non ce lo aspettavamo! Grazie ai bimbi presenti: si sono divertiti, hanno giocato e sono stati una gentile, vitale, aggraziata presenza: senza di loro il mondo è nulla. Grazie ai genitori che hanno creduto in noi e hanno già pre-iscritto i loro bambini alla nostra piccola scuola. Grazie a quelli che non li hanno ancora iscritti, ma lo faranno presto. Grazie alle insegnanti, sempre disponibili e carine, che nei giorni delle porte aperte si sono prodigate a spiegare decine di volte a tutti i genitori i fondamenti del nostro progetto, la loro vita, l’approccio, gli ambienti, i materiali, etc. Grazie a quanti ci hanno sommerso di domande: per noi ogni domanda è importante perché ci aiuta a ripensare al nostro lavoro, a migliorare, a rimetterci in discussione (cosa che ci spingono a fare costantemente i nostri figli con noi stessi). Grazie all’Asilo Zanella, alle maestre che ci affiancano nella formazione e al personale tutto. Grazie a quanti – tanti – hanno capito quanto lavoro, svolto con impegno, umiltà, generosità e dedizione, abbiamo fatto per poter offrire ai bambini una scuola a loro misura: abbiamo fatto del nostro meglio e vogliamo fare ancora di più. Grazie a quelle mamme e papà che si sono messi in gioco nelle nostre attività e ci hanno aiutato nei modi più svariati: per noi siete una risorsa di inestimabile valore. Grazie a quanti sono arrivati curiosi e un po’ diffidenti e se ne sono andati via con qualche risposta in più e la consapevolezza che non c’è motivo alcuno di diffidare del nostro progetto (qualcuno di questi ha già iscritto il proprio bimbo alla nostra “scuola” ;-)).
Infine grazie alle nostre famiglie, che hanno sopportato le nostre assenze e i nostri impegni associativi con scanzonata complicità (diciamo… quasi sempre): inutile dirvi cosa siete voi per noi, perché lo sapete benissimo.
Noi di Libera-Mente

Vi aspettiamo!

Vi ricordiamo che mercoledì 23 saremo alla scuola Zanella dalle 17 alle 20 con le nostre insegnanti per presentarvi il nostro sogno che si sta concretizzando. Potete passare in qualsiasi momento in quelle ore. Non abbiamo previsto attività specifiche per i bambini, ma saremo contente di salutarli (e loro di curiosare un po’!). Veniteci a trovare!

(Foto tratta dal sito la pappadolce.net)

Un’esperienza educativa Montessori plurilingue (dai 3 ai 7 anni) – Venite a Conoscerci !!!

PARTIAMO!

Mercoledì 9 luglio, e Mercoledì 23 luglio dalle 17.00 alle 20.00, saremo all’Asilo Zanella (via Tomaso Gar 1) per farvi vedere gli spazi, farvi conoscere le insegnanti e raccogliere formalmente le adesioni alla nostra realtà educativa per l’anno scolastico 2014/2015.

Abbiamo selezionato tre insegnanti, che, con il supporto di una maestra che lavora già presso la scuola Zanella, si occuperanno di portare avanti il nostro progetto educativo: osservando i nostri bambini e accompagnandoli nel percorso di una sempre maggiore autonomia nell’apprendimento, prendendosi cura dell’ambiente e dei materiali e portando avanti un contesto plurilingue.

L’educazione, secondo Maria Montessori, non riguarda solo lo sviluppo di doti intellettuali. Il bambino persegue, intuitivamente, il proprio sviluppo. L’ambiente scolastico dovrebbe metterlo nelle migliori condizioni per ottenerlo. La mente del bambino è “assorbente”; un ambiente debitamente preparato la condurrà all’autoapprendimento e allo sviluppo delle sue specifiche caratteristiche. In una classe Montessori il bambino è stimolato, trova nuove sfide, ma non è sotto pressione, può seguire i propri ritmi e imparare con gioia.

Una classe Montessori si distingue per un gruppo multietà, la libertà di scegliere la propria occupazione per almeno tre ore consecutive, un’atmosfera che incoraggia la cooperazione e l’interazione, lo scambio fra compagni e lo sviluppo emotivo; un rapporto di collaborazione con le famiglie, parte integrante dello sviluppo individuale. Il ruolo dell’insegnante è molto diverso da quello tradizionale: egli osserva, propone, guida con dolcezza, rispetta. Non punisce, nemmeno verbalmente. Raramente si rivolge al gruppo. Conosce i periodi sensibili dello sviluppo, rispettando i quali l’apprendimento è semplice per il bambino.
Il bambino dai 3 ai 6 anni è soprattutto curioso di esplorare l’ambiente che lo circonda tramite i sensi, mentre dai 6 anni in poi i suoi interessi si allargano, e nella classe Montessori trovano risposte e senso profondo nel concetto di “educazione cosmica”. Inizialmente, i due gruppi lavoreranno spesso a stretto contatto, anche per dare ai più grandi la possibilità di lavorare con i materiali che non hanno ancora usato. La collaborazione fra età diverse è estremamente proficua, sia per i grandi che per i più piccini.

Il nostro progetto prevede insegnanti che possano portare avanti il metodo Montessori, anche grazie a una supervisione costante e qualificata, in un contesto plurilingue. È di cruciale importanza, per i bambini di oggi, sviluppare l’acquisizione di competenze comunicative in una lingua diversa che siano alternativa alla propria madre-lingua, fondamentali per conoscere e dialogare a livello interculturale.Il contesto montessoriano favorisce particolarmente l’approccio plurilingue grazie alla natura concreta delle attività quotidiane, da un lato le attività di vita pratica, soprattutto alla scuola dell’infanzia, dall’altro lato attraverso l’utilizzo dei materiali Montessori, presentati in più lingue, nei quali il bambino riesce, spontaneamente, ad immergersi e trovare il suo sano equilibrio.

DOVE : Presso l’asilo Zanella, in via Tommaso Gar 1.
COME: Per la scuola dell’infanzia gli orari, l’anticipo e il posticipo, la tariffa dei pasti seguiranno le stesse linee guida delle altre scuole equiparate; dalle 9 alle 12 (e fino alle 15 per chi non farà la nanna), però, i bambini potranno muoversi in un ambiente accuratamente preparato per loro, facendo l’esperienza di un contesto plurilingue. I bambini di età per la scuola primaria faranno ufficialmente “scuola parentale”- ci incontreremo più avanti per i dettagli tecnici, e per decidere quanti rientri pomeridiani offrire. La mattina, comunque, potranno lavorare sia con i bambini più piccoli (la Montessori propone, ad esempio, tutto il materiale per la lettoscrittura verso i 4 anni), sia con il materiale specificamente dedicato a loro, sempre liberi di perseguire i propri interessi in un ambiente plurilingue.

QUANTO: La retta mensile per l’anno scolastico 2014-2015 e` di 180 euro, per dieci mesi.